Il decreto legislativo che dà attuazione alla direttiva europea sul copyright, incrementando la royalty SIAE sui CD vergini, non piace ai produttori di supporti e alle aziende di elettronica di consumo (vedi News). Soddisfa in pieno, invece, le case discografiche che vedono prendere forma la “cornice” giuridica ritenuta necessaria allo sviluppo di un mercato musicale digitale “legale”. Lo conferma a Rockol il direttore generale della FIMI Enzo Mazza, che prende la palla al balzo per controbattere alle osservazioni assai critiche espresse dalle associazioni ASMI e ANDEC nei riguardi delle nuove norme e tariffe sull'equo compenso. “Sostengono che nel resto d'Europa le aliquote sono più basse, ma è una falsità: rispetto ai loro colleghi francesi, tedeschi o spagnoli, un autore, un artista o un produttore discografico italiano percepiscono dal 2000 al 4000 % in meno come compenso per la copia privata. Affermano anche che laddove le tariffe sono state elevate il mercato dei CD-R si è contratto: e anche questa è una falsità, perché l'espansione della domanda dei CD registrabili, nel mondo, è un fenomeno irrefrenabile”. Secondo Mazza, insomma, produttori di supporti e di apparecchi di registrazione non hanno alcun motivo per lamentarsi: “Per anni hanno goduto di condizioni privilegiate rispetto ai loro colleghi esteri, ma questo non ha impedito loro di praticare prezzi identici a quelli correnti nei principali mercati internazionali: viene da pensare che per anni abbiano lucrato margini considerevoli, che oggi potrebbero utilizzare per non scaricare gli aumenti sui consumatori”. <br> La polemica sulle royalty SIAE, secondo Mazza, rischia di togliere attenzione da altri temi essenziali trattati dalla nuova norma. “Per la prima volta”, dice il direttore generale FIMI, “la legge ha affrontato esplicitamente la questione del diritto alla copia privata: che è garantito, se si tratta di duplicarsi un CD da ascoltare in macchina o sul lettore MP3, e che non è invece consentito se si intende distribuire copie a fini di lucro o diffonderle in rete con i sistemi peer-to-peer. Ci si lamenta dell'esistenza di CD che incorporano i sistemi di protezione anticopia? E' un dato di fatto, e proprio ieri Macrovision ha fatto sapere che nel mondo sono in circolazione più di 100 milioni di compact disc che adottano il suo software. Succede con i programmi per computer, con i videogiochi e con i DVD, perché non dovrebbe succedere con la musica? Con la differenza che nel nostro settore almeno la copia analogica e ad uso privato è consentita”. <br> Mazza non nasconde la sua soddisfazione per l'imminente entrata in vigore di un provvedimento destinato, a suo dire, a dissipare i timori che hanno fatto finora camminare con i piedi di piombo le etichette discografiche, quando si tratta di diffondere musica su Internet e attraverso le tecnologie digitali. “Ora non ci saranno più scuse per limitare la distribuzione di brani musicali in rete”, dice Mazza. “I diritti di artisti e produttori fonografici sono sanciti chiaramente, e le tutele necessarie hanno un fondamento giuridico preciso su cui basarsi. Mi aspetto un allargamento dell'offerta globale di musica digitale che, in ultima analisi, andrà a vantaggio proprio dei consumatori". <br> Previsioni diametralmente opposte a quelle di ANDEC e ASMI, come si vede: sarà il mercato, ora, a dire chi ha ragione.