Artisti, discografici e Webcasters americani si sono messi finalmente d’accordo sulle royalty che le radio on-line dovranno pagare per diffondere musica in streaming su Internet, stabilendo un precedente importante a cui il resto dell’industria musicale mondiale farà probabilmente riferimento nei mesi a venire. Giovedì scorso, 3 aprile, le associazioni di categoria hanno sottoscritto un documento che da qui alla fine del 2004 esclude il ricorso ad un collegio arbitrale governativo per la fissazione delle tariffe, com’era invece accaduto (tra polemiche e ricorsi in tribunale, vedi News) nel 2002. <br> Le nuove royalty, che non riguardano i “simulcast” (trasmissioni emesse contemporaneamente on-line e via etere) e le imprese non commerciali, prevedono diversi criteri di pagamento, calcolati per singola esecuzione (0,0762 centesimi), per ora di programmazione (1,17 centesimi) o in proporzione al fatturato lordo della radio (in misura del 10,9 %), con sconti e riduzioni per le emittenti di piccole dimensioni. Ma già c’è chi mette le mani avanti: “Si tratta di un ‘cerotto’ temporaneo che ci permette di risparmiare milioni di dollari in spese legali e di utilizzare le stesse risorse per assicurare una programmazione di alta qualità”, ha detto Jonathan Potter, direttore esecutivo dell’associazione dei Webcaster Digital Media Association: tanto per far capire che tra industria discografica e radiofonia on-line le divergenze di vedute non sono state ancora superate.