Alcuni utenti di Spotify pubblicano sulla piattaforma di streaming playlist ricalcate per filo e per segno sulle scalette delle compilation targate Ministry of Sound: la cosa non è piaciuta all'etichetta dance inglese che - informa la stampa inglese - ha citato in giudizio la Web company svedese invocando la rimozione immediata delle tracklist "copiate" e un'inibizione a comportamenti analoghi in futuro. "E' stato incredibilmente frustrante", ha spiegato l'amministratore delegato di MoS Lohan Presencer al quotidiano Guardian dopo avere presentato un ricorso lunedì scorso, 2 settembre, presso l'Alta Corte di Giustizia britannica. "Crediamo che il punto da noi contestato sia molto chiaro, eppure Spotify ci ha opposto un muro. Cio che facciamo è molto più che assemblare delle playlist. C'è molto lavoro di ricerca nella creazione delle nostre compilation e nel trattamento dei diritti di proprietà intellettuale che vi attengono. Non è appropriato che qualcuno ne faccia semplicemente un copia e incolla. Oggi tutti parlano di curation (la selezione, aggregazione e organizzazione dei contenuti), ma quel concetto è stato la pietra angolare del nostro business in questi ultimi vent'anni". In sostanza, Ministry of Sound contesta alla piattaforma la violazione di un copyright, dal momento che le scalette delle sue compilation sarebbero un'opera dell'ingegno il cui assemblaggio richiede abilità, esperienza e competenze specialistiche. Al Guardian un portavoce di Spotify ha confermato di avere ricevuto notifica dell'atto giudiziario, senza tuttavia rilasciare ulteriori commenti a riguardo.