Svolta epocale per il mercato musicale inglese, mecca assoluta del pop dai tempi dei Beatles a quelli di Robbie Williams. Le statistiche della locale associazione dei discografici, British Phonographic Industry, mostrano che per la prima volta è il rock ad accaparrarsi la fetta più grossa delle vendite degli album, il 31 %, grazie ad un incremento che nel corso del 2002 è stato di tre punti percentuali rispetto all’anno precedente: merito di artisti di acquisita popolarità universale come Coldplay, Red Hot Chili Peppers e Oasis, ma anche delle sostanziose vendite di "catalogo" di gruppi inossidabili come Queen, Rolling Stones, Nirvana e U2, come sottolineano i funzionari della BPI. <br> Nello stesso periodo, le vendite di album pop sono calate di oltre l’1 %, scendendo al 30,3 % del totale. Sembrano lontani anni luce i tempi in cui il divario tra i due generi, in termini di vendite, era di 14 punti percentuali: eppure accadeva ancora nel 1999, quando nelle charts impazzavano le vocine edulcorate e i suoni morbidi di B* Witched, Steps e Westlife. Il pop made in UK conserva il suo feudo inattaccabile nelle classifiche dei singoli: magra consolazione, però, in epoca di Internet e di downloading selvaggio, che hanno eroso del tutto i profitti che l’industria ricavava dalla vendita dei dischi in formato ridotto.