L’industria musicale indonesiana, vessata da gravi problemi di pirateria discografica, ha trovato un alleato prezioso: il Consiglio Indonesiano degli Studiosi di Religione (Indonesian Council of Religious Scholars, ICRS), massima autorità religiosa locale, si è schierato ufficialmente dalla sua parte annunciando ai fedeli che la violazione del diritto d’autore e della proprietà intellettuale è contraria alla legge islamica e ai comandamenti di Allah. <br> La “fatwa” emanata dalle autorità religiose si addentra nella materia citando i precetti del Corano che raccomandano di non impoverire il prossimo e non "consumare" le ricchezze altrui. “La maggior parte degli studiosi di religione della Setta Maliki”, recita l’editto, “pensano che il diritto d’autore su di una creazione originale sia una proprietà preziosa, se produce un profitto in accordo alle leggi islamiche”. Di conseguenza, sostengono i membri del Consiglio, le violazioni dei copyright, e in particolare la pirateria, sono da considerare alla stregua di crimini: comportamenti proibiti, spiegano, che ogni buon musulmano dovrebbe evitare e che recano danno non solo agli autori ma allo stato e all’intera società.