Tre anni dopo, il cerchio potrebbe chiudersi di nuovo: Edgar Bronfman Jr., che nel 2000 cedette la proprietà di Universal Music nell'ambito della fusione tra la sua Seagram e Vivendi (vedi News), starebbe cercando di rastrellare i 15-17 miliardi di dollari richiesti per rientrare in possesso della sua ex casa discografica e delle imprese che rientrano nella divisione entertainment del gruppo francese (tra cui gli Universal Studios cinematografici e i canali TV via cavo Sci Fi e USA Networks). La notizia è rimbalzata nelle ultime ore su due quotidiani prestigiosi come il Wall Street Journal e il New York Times: l'imprenditore canadese starebbe intrattenendo negoziati con potenziali partner interessati a finanziare l'acquisizione, e che operano sia nel settore dei media (Cablevision Systems) che nel mondo finanziario (società come Merril Lynch e Blackstone, che già possiede il 50 % dei parchi di divertimento Universal). <br> Bronfman stesso ha confermato l'indiscrezione dichiarando che lui e suo padre, Edgar Sr., si asterranno dal partecipare d'ora in poi alle riunioni del cda Vivendi destinate a valutare le offerte di acquisto per il ramo aziendale “entertainment”. Nella sua nuova scalata a Universal, la famiglia canadese dovrà probabilmente fare i conti con concorrenti agguerriti come la rete televisiva NBC, il gruppo Viacom (MTV), la Liberty Media di John Malone, (forse) Barry Diller e, soprattutto, l'ex petroliere Marvin Davis: l'unico, finora (vedi News), ad aver fatto un'offerta concreta (15 miliardi di dollari) e ad essersi dimostrato altrettanto interessato alla casa discografica. Bronfman, dal canto suo, sembra credere molto nelle sinergie tra musica e cinema, che considera attività indivisibili: e cita il successo di “8 mile” di Eminem come esempio di felice abbinamento tra i due.