Leader di mercato negli Stati Uniti tra le "stazioni radio" che diffondono musica su Internet (72,7 milioni di utenti attivi a settembre, quota del 7,77 per cento sugli ascolti radiofonici globali nel Paese, una presenza internazionale limitata per ora ad Australia e Nuova Zelanda), Pandora cerca di difendere con le unghie e con i denti il suo primato senza risparmiare frecciate ai più pericolosi concorrenti. iTunes Radio, ma anche Spotify, che secondo il direttore finanziario Michael Herring non versa in buone acque finanziarie, causa i contratti diretti di licenza stipulati con le singole case discografiche per poterne utilizzare il repertorio (Pandora, al contrario, si appella alle tariffe stabilite per legge in America: scelta che le ha procurato aspre critiche da parte dell'industria musicale e di artisti come i Pink Floyd, oggi partner soddisfatti proprio di Spotify). "Abbiamo più del 70 per cento di quota di mercato nel settore delle Internet radio in parte perché abbiamo un ottimo prodotto e in parte perché è incredibilmente, brutalmente difficile competere in questo mercato dove i costi sono così alti", ha spiegato Herring qualche giorno fa a CNet dichiarandosi apertamente a sfavore delle negoziazioni dirette con le case discografiche. "Quel che stiamo cercando di fare in Australia e in Nuova Zelanda non è solo dischiudere un mercato di grande potenziale, ma dimostrare al mondo che l'ingresso di Pandora con le giuste strutture tariffarie avrà effetti enormemente positivi per l'industria musicale di quella regione".