Calma e prudenza: per vendere Universal Music, leader del mercato mondiale della musica registrata, c'è sempre tempo, in attesa che arrivino momenti più propizi (e che si inneschi di conseguenza un processo di rivalutazione dei suoi “asset” aziendali che permetta di spuntare un prezzo migliore). Queste, in sintesi, le decisioni a cui è arrivato il consiglio di amministrazione della multinazionale francese Vivendi dopo una riunione che martedì scorso, 1° luglio, si è protratta per ben nove ore: in conclusione della quale Universal Music è stata temporaneamente estromessa dall'asta in corso (vedi News) per aggiudicarsi l'intero comparto “entertainment” controllato dalla società. <br> Nel corso del meeting, il cda di Vivendi ha deliberato altre decisioni importanti: tutti i pretendenti rimasti in corsa dovranno mettere sul piatto non meno di 11 miliardi e mezzo di dollari, se vorranno aggiudicarsi lo studio cinematografico, i parchi di divertimento e le TV terrestri e via cavo in possesso della holding francese; e il messaggio deve essere arrivato forte e chiaro al consorzio guidato dal miliardario Marvin Davis e dall'ex direttore finanziario della Seagram Brian Mulligan, la cui offerta è per ora decisamente inferiore a quella cifra (soprattutto se si scorpora dal conto la valutazione della casa discografica). Nel prossimo futuro, precisa intanto un comunicato emesso da Vivendi Universal, “negoziazioni più approfondite avranno luogo con un gruppo selezionato di offerenti”: anche se, aggiungono i portavoce dell'azienda transalpina, una decisione finale non dovrebbe essere presa prima di settembre. <br> L'esclusione temporanea dai giochi di Universal Music costringerà tanto Davis che i suoi concorrenti Edgar Bronfman Jr. (Seagram) e John Malone (Liberty Media) a riformulare drasticamente le loro proposte, se intendono restare in lizza (proprio Malone, accanto alla MGM, ricoprirebbe attualmente il ruolo di “favorito”). Tutto è ancora da decidere, comunque. Anche sul destino di Universal Music: se per la casa discografica arrivasse un'offerta molto sostanziosa, ha subito avvertito qualche esperto, nulla vieterebbe a Vivendi di rimangiarsi in fretta le sue decisioni dell'ultima ora.