Dopo quelli di Stati Uniti e Giappone, il mercato dei CD pirata è ormai il terzo al mondo (4,6 miliardi di dollari di fatturato). Una nazione virtuale e corsara alle cui spalle si muove un esercito internazionale di contraffattori che, dal Brasile alla Russia, dal Messico alla Cina (dove il mercato del falso copre più del 90 % del totale)ha prodotto e smerciato, solo nel 2002, 1,1 miliardi di "tarocchi": come dire che un CD su tre venduti nel mondo è contraffatto. Sono gli ultimi dati raccolti dall'IFPI, federazione internazionale dell'industria musicale, e comunicati nei giorni scorsi a Londra: impressionanti, nonostante l'assuefazione provocata dallo stillicidio continuo di notizie sull'argomento. <br> I falsari, informano i funzionari dell'associazione, sono diventati sempre più abili, tempestivi e organizzati nella distribuzione, tanto che i loro prodotti diventano sempre più difficili da distinguere dagli originali, e che i maggiori best seller (è successo l'anno scorso con “Escapology” di Robbie Williams e con “The Eminem show” di Eminem) talvolta arrivano prima sulle bancarelle che nei negozi specializzati. La riprova è che il loro giro d'affari è cresciuto del 14 % rispetto all'anno precedente: e questo senza tener conto del file sharing non autorizzato, che colpisce i mercati musicali più evoluti risultando però quasi impossibile da misurare nella sua entità. Istantaneo e quasi banale collegare il fenomeno al declino delle vendite di CD legali nei negozi, diminuite complessivamente del 7 % nel 2002 ( 32 miliardi di dollari, 3 miliardi di pezzi), terzo anno consecutivo di congiuntura negativa. Previsioni altrettanto perturbate, intanto, minacciano il futuro immediato: gli esperti parlano di una flessione tra il 5 e l'8 % per il 2003. <br> Le ricette dell'industria, nel tentativo di controbattere il fenomeno, sono sempre le stesse, e discografici internazionali e delegati IFPI le hanno ripetute come un mantra infinito nell'incontro con la stampa di qualche giorno fa. Leggi più rigorose in difesa del copyright, pene più severe per i trasgressori, chiusura immediata degli impianti che producono in massa i compact disc contraffatti: a 71 di questi, con una capacità produttiva complessiva di 300 milioni, sono stati messi i sigilli solo lo scorso anno, in ogni parte del mondo, in Messico, nelle Filippine e in Lussemburgo.