Anche iMesh, terza potenza mondiale, alle spalle di KaZaA e Morpheus, nel rigoglioso e incontrollato mercato del file sharing non autorizzato, finisce in tribunale per opera delle case discografiche. Con la solita accusa: quella di lucrare su un traffico illecito favorendo con i suoi software e le sue reti di comunicazione la distribuzione illegale su Internet di MP3 audio e video protetti dal diritto d'autore. Contro la società, che ha sede a Tel Aviv, si sono mosse diciotto etichette discografiche coordinate dalla loro associazione di categoria, l'americana RIAA: ma il suo amministratore delegato, Elan Oren, ha già replicato alla Reuters di non avere alcuna intenzione di interrompere il servizio che consente lo scambio on-line di musica e immagini. Come diversi suoi concorrenti, iMesh sta contemporaneamente cercando di aprirsi un canale legale di distribuzione sul mercato “indipendente”: i suoi portavoce hanno preannunciato la prossima inagurazione di un servizio destinato a vendere in rete musica, filmati e giochi regolarmente autorizzati dagli autori.