Firmataria (accanto alle agenzie concorrenti ATG Tickets, See Tickets, BH Live Tickets, Stargreen, Ticket Soup e Ticket Web) di un accordo che ha l'obiettivo di rendere più trasparenti, nel Regno Unito, gli elementi che concorrono alla formazione dei prezzi dei biglietti di spettacoli e concerti, Ticketmaster ha spiegato alla testata inglese Music Week la sua posizione in merito difendendo la propria politica a fronte delle proteste espresse dall'associazione di consumatori Which?, che sul tema delle voci "nascoste" che fanno lievitare il prezzo dei tagliandi aveva lanciato una petizione raccogliendo 37 mila firme. Il managing director Simon Presswell ha sostenuto che la decisione di fare luce sulla materia non si deve alle pressioni dell'opinione pubblica ma è stata presa dopo un confronto iniziato lo scorso aprile con la Advertising Standards Authority, e ha ricordato che l'elenco completo delle voci tra cui si ripartisce la spesa finale dell'acquirente del biglietto è consultabile da sempre sul sito della società. La percentuale totale delle commissioni e delle spese, che si aggira intorno all'11 % del prezzo nominale del biglietto, rappresenta, secondo Presswell, "una cifra equa e ragionevole": "Si tratta di un sottoprodotto di quanto è richiesto per l'adempimento della consegna di un biglietto. Nessuno ama pagare tariffe aggiuntive ma se si vuole far arrivare a destinazione i biglietti in tutta sicurezza, comportandosi da brand affidabile in un mercato autenticato e autocertificato, c'è un costo da sostenere". "Come impresa commerciale", aggiunge il numero uno di Ticketmaster UK, "dobbiamo essere in grado di realizzare un piccolo profitto. Non tratteniamo l'incasso corrispondente al valore nominale, e dunque la nostra unica fonte di ricavo spesso sono proprio le commissioni che coprono un ampio ventaglio di servizi che vanno al di là della semplice consegna del biglietto".