Ottocento posti di lavoro in meno alla Universal, da ieri, giovedì 16 ottobre, ai primi mesi del 2004, per dare un altro taglio da 200 milioni di dollari all'anno agli altissimi costi di esercizio sostenuti dalla maggiore casa discografica del mondo. I licenziamenti e le risoluzioni dei rapporti di lavoro riguarderanno sia gli Stati Uniti (190 persone) che le filiali internazionali del gruppo (610 addetti complessivamente): alla fine della dolorosa operazione, l'organico globale di Universal Music sarà ridotto dell'11 % rispetto a quello che era all'inizio del 2003, 10.850 dipendenti invece di 12.200. Da gennaio ad oggi, infatti, la casa discografica controllata da Vivendi aveva già licenziato 550 persone, 250 delle quali in Nord America: ma evidentemente quei primi tagli non sono bastati a rimettere in carreggiata una macchina costosa e sempre più a corto del “carburante” proveniente dalle vendite di dischi. <br> Le notizie che arrivano dall'estero dicono che i tagli non toccheranno il senior management dell'azienda (ma più probabilmente riguarderanno funzioni di servizio e doppioni di ruoli che tuttora esistono nell'organigramma). In Italia la Universal ha trasferito in “outsourcing”, da luglio, la sua struttura di distribuzione ad un'azienda specializzata (un'iniziativa che ha interessato poco meno di 30 addetti, vedi News), ma resta da vedere se questo sia sufficiente. “Ogni decisione è rimandata alla settimana prossima, quando sottoporremo all'attenzione dei vertici internazionali i nostri budget e discuteremo con loro di risultati, di investimenti e anche di strutture”, ha dichiarato a Rockol Piero La Falce, presidente e amministratore delegato della società. “Noi abbiamo già operato una riduzione dei nostri organici, e non penso che verremo interessati in misura sostanziale da questi provvedimenti: per il momento non sono in grado di dire di più”.