Sono numerose le ricerche che, in Italia come in altri Paesi, dimostrano l'impatto comunicativo e psicologico della musica d'"ambiente" nei punti vendita, il suo influsso sui comportamenti di acquisto dei consumatori, la sua utilità nel motivare e intrattenere il personale, la sua efficacia nel trasmettere al cliente un'immagine precisa e univoca di un brand stimolando un processo di identificazione e di fedeltà alla marca. Per questi motivi, nella scelta della musica da diffondere nei propri punti vendita, molte catene ed imprese della grande distribuzione organizzata ricorrono con sempre maggiore frequenza a professionisti del settore, affidando il proprio palinsesto musicale a radio in-store che organizzano messaggi pubblicitari e playlist personalizzate in funzione del profilo demografico e psicologico dell'utente tipo di riferimento. Meno noto è il fatto che, in base ad alcuni di quegli studi, il cliente di un centro commerciale, di un negozio o di un ipermercato non richiede necessariamente di ascoltare le hit del momento o i classici che gli sono rimasti impressi nella memoria. Funzionano altrettanto bene, e secondo alcuni anche meglio, brani sconosciuti e che tuttavia trasmettono un senso di benessere, di piacevolezza e di sintonia con l'esperienza di acquisto che si sta compiendo. Lo sostiene, in particolare, una ricerca empirica condotta nel 2013 dal prof. Luca Petruzzellis dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro e dal professor Jean-Charles Chebat dell'Università HEC di Montreal che mettendo a confronto gli effetti della musica "familiare" e "non familiare" ha dimostrato come quest'ultima spinga la clientela a una permanenza maggiore nel punto vendita (quella conosciuta, al contrario, produrrebbe effetti di eccitazione, distrazione e di "distorsione percettiva" che inducono ad accorciare i tempi di permanenza). Considerazioni di target, di obiettivi e - ovviamente - di costi spingono dunque un numero sempre maggiore di operatori commerciali a cercare strade e partner alternativi alle tradizionali società di collecting: Soundreef, società nata a Londra ma guidata da italiani, offre in questo ambito un servizio che vanta tra i propri clienti grandi marchi quali Auchan, Bennett, Leroy Merlin, Unes, Despar, Toys Center/Giochi e (in alcuni Paesi) Mc Donald's, i cui punti vendita in Italia e all'estero sono visitati ogni anno da 145 milioni di persone. Ognuno di essi accede a contenuti selezionati da un catalogo di 150 mila brani regolarmente licenziati da artisti ed editori, scelti dai consulenti musicali della società in funzione di esigenze specifiche e diverse a seconda della merceologia trattata (food, abbigliamento o altro). Il vantaggio? ""Acquistare una licenza da noi", sostiene Soundreef, "è più economico che pagare SIAE e SCF (l'agenzia che incassa i diritti di diffusione della musica registrata per conto delle case discografiche e degli interpreti): si risparmia fino al 50 %". The Soundreef Sessions è una mini-serie divulgativa realizzata in collaborazione con Soundreef e dedicata al "collecting", uno dei temi più rilevanti sullo scenario dell'industria musicale per il suo impatto potenziale sulle carriere degli artisti impegnati a re-impostare le loro carriere nell'economia digitale. Dai diritti d'autore alle royalties, dai meccanismi alle tecnicalità, dalle radio "in-store" al segmento live: tutti i temi attinenti saranno oggetto della serie