Boom di consumi, ma margini di profitto pari a zero. Secondo uno studio condotto da Generator Research la diffusione a livello di massa dell'ascolto di musica in streaming non porta buone notizie per i servizi specializzati come Pandora, Spotify, Deezer e Beats Music, a meno di un radicale ripensamento dei modelli di business. La ricerca predice una vera esplosione della domanda, con 1,7 miliardi di utenti totali per lo streaming (contro gli attuali 767 milioni) nel 2017, mentre gli abbonati a pagamento dovrebbero aumentare nello stesso arco di tempo da 36 a 125 milioni. Il problema, secondo Generator Research, è rappresentato dalla struttura dei costi sostenuti dalle imprese per procurarsi le necessarie licenze dalle case discografiche, che assorbono circa il 70 % dei ricavi sotto forma di royalty oltre a sostanziosi anticipi e a quote importanti di capitale. "I servizi di abbonamento musicale", sostengono i ricercatori, "stanno tutti perdendo denaro, e la situazione rimarrà così fino a quando non troveranno un modo di monetizzare la base utenti". Secondo Generator Research, inoltre, "il business dello streaming deve spostarsi lentamente da un'economia gratuita a un'economia a pagamento, dal momento che la sostenibilità del modello basato sugli introiti pubblicitari resta un grande punto interrogativo". Un problema che, sostengono gli analisti, riguarda tutte le società del settore a cominciare dalla Web radio Pandora, tuttora leader di mercato negli Stati Uniti con una quota superiore al 40 %: "Pandora", osservano, "non ha mai generato profitto e crediamo che non lo farà mai se non cambierà in modo radicale la sua strategia".