Dall’Inghilterra arrivano altri segnali inequivocabili della volontà dell’industria discografica di “sdoganare” il file sharing musicale, preso atto dell’impossibilità di eliminarlo, o anche solo di frenarne l’inarrestabile ascesa. <br> Dopo gli accordi stipulati con il locale sito musicale Wippit (che coinvolgono anche la major EMI, vedi News), le maggiori “indies” del settore come V2, Beggars Group, XL Recordings, Pias e Ninja, hanno deciso di autorizzare l’uso dei loro cataloghi su un servizio di scambio musicale “alla pari” allestito da PlayLouder MSP, gestore di una rete a banda larga creata appositamente per la diffusione di file audio. Gli abbonati alla connessione broadband specializzata, che viene testata in questi giorni in vista di un lancio ufficiale annunciato per il primo trimestre 2004, pagheranno un canone mensile di 29,99 sterline (43,17 euro) destinate a remunerare i titolari del repertorio scambiato in rete. “Siamo il primo Internet service provider al mondo a lavorare mano nella mano con l’industria musicale e a pagare royalty agli artisti. Per questo, e per il fatto che daremo ai consumatori tutto quanto si aspettano normalmente da un accesso broadband nonché servizi musicali esclusivi, siamo destinati ad avere successo”, ha dichiarato baldanzosamente alla stampa il direttore del servizio, Paul Hitchman. <br> Il sistema lavorerà come un “giardino murato”, nel senso che gli abbonati a PlayLouder MSP saranno autorizzati a scambiarsi tra loro i file musicali, ma non potranno farli circolare al di fuori del network. Compito delle case discografiche che decideranno di collaborare con la società inglese sarà quello di disseminare la rete di file musicali in qualità CD, autenticati e liberi da virus.