Chiunque abbia fatto un giro, nelle scorse settimane, nei locali del Virgin Megastore milanese di Piazza del Duomo, avrà annusato aria di smobilitazione: scaffali semivuoti, offerte a prezzi stracciati, novità video-discografiche latitanti con il personale di vendita costretto a fare salti mortali per trovare giustificazioni davanti ai clienti. Non era un'impressione sbagliata: da alcuni giorni la società che gestisce il punto vendita milanese e altri tre negozi in Italia, Virgin Retail srl, è stata effettivamente posta in liquidazione. A gestire la procedura sarà l'amministratore delegato Fabio De Carli, subentrato da fine estate a Laura Alessi, l'imprenditrice sanmarinese che nel giugno del 2002 aveva assunto l'incarico con il progetto di rilevare la proprietà dell'intera catena (vedi News). Un incontro tra lo stesso De Carli, i sindacati e i delegati del personale è stato fissato per il prossimo 10 novembre: ma al momento non è chiaro se la cessione dei negozi potrà essere frazionata, in modo da garantire il mantenimento del posto di lavoro almeno al personale dei negozi di Bergamo, Padova e Bologna (e sempre che si faccia avanti qualche potenziale acquirente disposto a sborsare una cifra ritenuta interessante). La sorte di quello milanese (che impiega circa 25 addetti, dopo le dimissioni volontarie di 5 dipendenti e il licenziamento di altri 13, tuttora in causa con l'azienda per riscuotere la liquidazione) sembra invece segnata fin da ora, considerato anche il costo dell'affitto dei locali, superiore ai 500 mila euro annui. <br> Laura Alessi, da fonti ufficiose, ha tuttora in mano una licenza esclusiva sul marchio Virgin Megastore in Italia, valida fino al 2005: e allo stato delle cose non si sa ancora se gli ultimi sviluppi della vicenda segneranno la scomparsa della celebre insegna commerciale dal territorio italiano, dopo dodici anni di attività. Quanto meno nel settore musicale, perché intanto il fondatore della catena, Richard Branson, ha cominciato ad aprire anche da noi palestre e centri di benessere sotto l'insegna Virgin Active: un altro segno dei tempi che cambiano.