Il personale dei Virgin Megastores chiede l’intervento di Richard Branson e dei vertici internazionali della catena per scongiurare la chiusura dei punti vendita italiani. Giovedì 5 febbraio si discute a Milano l’istanza di fallimento della società: e proprio nel capoluogo lombardo il negozio simbolo del gruppo Virgin è chiuso ormai dalla vigilia di Natale, quando la proprietà ha deciso senza preavviso la serrata dell’esercizio. Stessa sorte è toccata successivamente ai megastores di Padova e Bologna mentre il solo punto vendita di Bergamo ha continuato, finora, la sua regolare attività. <br> Sul sito della federazione regionale dei lavoratori del commercio, turismo e servizi (www.filcamslombardia.it), i dipendenti di Virgin hanno attivato la sottoscrizione di un messaggio di protesta indirizzato a Branson, a Virgin UK e alla sede francese della società, da cui il gruppo italiano dipende direttamente. Nel suo messaggio, il personale della catena imputa il probabile fallimento della società alla gestione “disastrosa” e “insensata” di Laura Alessi, parla di “rappresaglie” attuate dall’azienda nei confronti dei dipendenti stessi e sostiene che la proprietà non ha ancora pagato gli stipendi di gennaio né le liquidazioni agli addetti già licenziati. “Il vostro marchio”, recita il messaggio destinato a Branson e ai suoi collaboratori, “rischia di scomparire dal mercato italiano in modo indegno ed i lavoratori Virgin dopo un anno da incubo potrebbero essere tutti licenziati. Ciò che è accaduto al Virgin di Milano e agli altri Megastore è vergognoso e danneggia anche la vostra immagine”.