I rivenditori inglesi pongono il loro ultimatum alle case discografiche: o si formulano nuovi prezzi e si escogitano nuovi sistemi di vendita, oppure i singoli scompariranno dagli scaffali dei maggiori negozi di dischi. A far scattare l’allarme rosso per il singolo sono gli ultimi dati diffusi dall’associazione locale dei discografici, BPI, che parlano, per il 2003, di un crollo del 30,7 % nei volumi di vendita (36,4 milioni di pezzi) e del 33,6 % nel fatturato (64,4 milioni di sterline), con un’ulteriore flessione del 18 % nel mese di gennaio 2004 (vedi News). <br> Di fronte al dimezzamento del mercato in soli tre anni, case discografiche e commercianti sembrano reagire in modo differente. Alcuni importanti rivenditori britannici, intervistati dal settimanale specializzato Music Week, accusano l’industria di muoversi con lentezza e poca determinazione per risolvere il problema: anche perché le attenzioni delle major sarebbero ormai concentrate sui nuovi canali di distribuzione digitale. La EMI ha provato ad introdurre sul mercato un tipo di singolo a due tracce al prezzo massimo di due sterline (2,95 €) ma non è stata seguita dai concorrenti; e la proposta di un’altra major, che ha progettato un CD singolo “tascabile” da tre pollici di diametro (il Cd audio tradizionale è di cinque pollici), è stata accolta con freddezza dai rivenditori. <br> “Se l’industria continua a non fare nulla per sostenere i singoli, alcuni di noi smetteranno semplicemente di tenerli in negozio”, ha avvertito il direttore commerciale della catena Woolworths Richard Izard.