Produttore con lunga e consolidata esperienza internazionale, Ugo Poddighe è da poco tornato in Italia per aprire i suoi UP Studios, sale di registrazione inaugurate da poco nella campagna pavese: "Quando mi sono trovato a pensare a come avrei voluto fossero i miei studi, mi sono detto: se devo fare una cosa, tanto vale che la faccia bene. Così con l'architetto Marco Fringuellino abbiamo abbiamo studiato il leggendario studio 3 di Abbey Road, il più piccolo di quelli disponibili ma quello che - per dire - ospitò le session di 'Wish you were here' dei Pink Floyd". Una scelta che la dice lunga sull'inclinazione degli studi e di chi li dirige: "Rock e pop restano i generi d'elezione, ma siamo pronti ad affrontare qualsiasi sfida". Grazie anche a un approccio molto determinato: "Oggi lavorano tanti bravissimi tecnici, ma pochi produttori. Il plus che ci sentiamo di fornire è quello inerente alla pre-produzione: prima di far entrare in sala un cliente vogliamo sentire cosa ha intenzione di registrare, e soprattutto che tipo di prodotto vuole ottenere. Di lì si parte per impostare un percorso che deve per forza essere condiviso, perché dia i suoi frutti". Un rapporto che si basa sulla fiducia reciproca: "E' fondamentale essere franchi, con gli artisti. Se l'asticella viene posta troppo in alto, per un motivo o per l'altro, è bene farlo presente subito e ridefinire i propri obbiettivi: se non si può avere quello che si vuole, ci si può sempre e comunque avvicinare il più possibile. L'importante è esserne consapevoli". Esprimendo un desiderio, quale band - ovviamente contemporanea - Poddighe vorrebbe trovarsi in studio, un domani? "Oggi come oggi direi i Foo Fighters: credo che il loro approccio ai lavori in studio sia molto simile al mio".