Come già riportato, Taylor Swift e la sua etichetta discografica hanno rimosso l'intero catalogo dell'artista da Spotify - e il nuovo album "1989" non ci è mai arrivato, visto che la mossa ha preceduto l'uscita. Ora, in una nuova intervista, Taylor ha argomentato puntualmente questa scelta, spiegando: "La musica è in fase di rapidissimo cambiamento. Anche il panorama dell'industria musicale sta mutando velocemente e tutte le novità - come ad esempio Spotify - mi paiono solo delle specie di grossi esperimenti". L'artista ha poi motivato la sua mancanza di entusiasmo verso le novità come la musica in streaming: "Io non voglio prendere parte, concedendo il lavoro di una vita, a un esperimento che - a mio avviso - non offre compensi giusti ad autori, produttori, artisti e creatori di musica. E soprattutto non sono d'accordo nel promuovere l'idea che la musica non abbia valore e debba essere gratuita". Taylor ha continuato: "In tanti mi hanno suggerito di provare a mettere nuova musica su Spotify quando è uscito 'Shake it off'. Io ho accolto con atteggiamento di apertura questi consigli e mi sono detta: 'Ci ho pensato, proviamo. Voglio vedere come è'. Beh, semplicemente non mi è piaciuto". Peraltro la Swift, contrariamente a molti colleghi anche più blasonati e con lunghe carriere alle spalle, sostiene di preferire la dimensione dilatata dell'album, piuttosto che la pubblicazione di più singoli e brani distaccati uno dall'altro. "Se io scrivessi, preferirei fare un romanzo che una raffica di racconti brevi. E nello stesso modo, preferirei essere ricordata per una collezione di brani che vivono insieme e sono organicamente collegati. Sostanzialmente la tabella di marcia della mia vita viaggia su periodi di due anni e lavoro sodo per fare in modo che ogni uscita sia abbastanza buona. [...] Gli album sono stati importanti per la mia infanzia e hanno plasmato la mia vita".