Le difficoltà di Morrissey - negli ultimi anni - nel rapportarsi all'industria discografica e nel trovare un'etichetta con cui lavorare e pubblicare i propri lavori, sono ben note. Ancora recentemente ha confidato al "Guardian": Ho tante canzoni pronte. Potremmo registrare tre album interi immediatamente, senza alcuno sforzo. Ma nessuna delle etichette major è interessata. Già nel 2013, quando l'ex Smiths lamentava la difficoltà di piazzare il suo nuovo disco, Amanda Palmer in una lettera aperta lo aveva invitato a provare la strada del crowdsourcing - che lei da tempo pratica - per finanziare l'uscita del nuovo album. Moz non aveva - almeno pubblicamente - risposto all'invito, ma ha deciso di portare la Palmer con sé in tour, offrendole alcuni slot di supporto nel suo imminente serie di date statunitensi. Ora però, tramite le pagine della testata spagnola "El Paìs", giunge quella che sembra la risposta ad Amanda Palmer - e, se non la è, siamo comunque di fronte al pensiero di Morrissey sul conto del crowdsourcing. Il cantante ha detto: E' un mezzo disperato, offensivo per il tuo pubblico. Queste persone ci hanno già dato abbastanza soldi. Cosa dobbiamo ancora chieder loro? Di venirci a spazzolare i denti? Morrissey, poi, ha ribadito che al crowdsourcing preferisce ancora il metodo di suonare molto dal vivo: E' l'unica opzione che mi resta e - fortunatamente - è una cosa bella ed eccitante. L'unico lato spiacevole è che ogni volta che un concerto viene annullato la notizia ha una grande risonanza; ma se un concerto viene fatto, ne parlano appena.