Il recente lancio di Tidal - la piattaforma su abbonamento per streaming audio e video, fondata da Jay Z insieme a una cordata di big della musica - è stato accolto da una notevole ondata di polemiche e scetticismo; oltre che dalla difficoltà di proporre un modello a cui gli utenti sono poco abituati: quello esclusivamente a pagamento, senza opzioni gratuite e free (questo, però, in cambio di un servizio che promette qualità elevatissima ed esclusive continue). Ma a supporto del business model voluto da Jay Z & soci, ora arriva un report in cifre relativo alle royalties ricevute per il mese di marzo 2015 da un'etichetta indipendente - il cui nome è rimasto coperto dall'anonimato - pubblicato da Digital Music News. Stando ai numeri, è evidente che per una label non major, l'offerta di Tidal è allettante perché concede 1,2 centesimi di dollaro per ogni streaming, contro gli 0,72 dell'attuale re del mercato Spotify. I report, peraltro, sono riferiti al mese di marzo, che è stato un momento di transizione in cui ancora Tidal tratteneva una quota del 30% su ogni singolo streaming, mentre ora - dopo il rilancio avvenuto a fine marzo con un nuovo CEO - la percentuale dovrebbe essere scesa al 25%, come annunciato da Jay Z. Ad ogni modo, sembra che - almeno sulla carta - i vantaggi siano notevoli, per una label che concedesse in esclusiva alla piattaforma i propri contenuti. Resta il nodo (che probabilmente sarà possibile sciogliere solo nel medio-lungo periodo) di quanti abbonati sarà in grado di attirare a sé Tidal per rendere sostenibile un simile modello.