In un mercato come quello della musica digitale in streaming, che in Italia vale il 22% del totale, c’è un modello diverso. Non è quello del freemium di Spotify e Deezer, e non è quello del premium a 10€ e non è quello del premium a 10€ senza l'opzione gratis sostenuta da spot e pubblicità (scelto da Apple Music, così come da Tidal). . Il modello è quello di TimMusic, che è il primo player del settore in Italia: esiste dal 2010 (Spotify è arrivata da noi nel 2013). La piattaforma, che fino all’anno scorso si chiamava CuboMusica, da sola vale il 10% del mercato della musica in Italia (Deloitte/FIMI): un dato che - se sottratto dal mercato italiano - nel 2014 lo porterebbe dal +4% globale ad un segno negativo, un -1%. Il modello, disponibile solo per i clienti TIM fisso e mobile, prevede un abbonamento direttamente premium, ma a 4€, e con la peculiarità unica del traffico incluso nel prezzo su mobile. “La musica è stato uno dei primi campi in cui TIM ha lavorato per fornire non solo connettività, ma connettività e contenuti”, spiega Daniela Biscarini, Responsabile Multimedia Entertainment di Telecom Italia. TimMusic dichiara 2 milioni di abbonati, di cui 400.000 attivi negli ultimi sei mesi, nonché una crescita che sta passando da 260 milioni di streaming nel 2014, a 200 milioni ma solo nei primi sei mesi del 2015. Un’integrazione tra TelCo e musica che è diventata una necessità nel sistema, tanto per Spotify (in accordo con Vodafone, in Italia), Deezer (in accordo con Fastweb) e Napster (in accordo con Wind), così come nel resto del mondo, e che per TimMusic è nell’ordine naturale delle cose da sempre, e che ha creato lo zoccolo duro dei clienti: “Prima ci siamo rivolti al segmento young, under 30, perché sapevamo che era quello più ricettivo, quello che ascoltava la musica solo in streaming. Oggi lo streaming è più diffuso, c’è più consapevolezza anche in altre fasce: il mercato è cambiato e stiamo puntando ad una fascia più ampia, per esempio con periodi di prova gratuita”. Affiancata da Giuseppe Mosca (responsabile TimMusic) e Alessio Bertallot (Direttore artistico), Biscarini ha raccontato alla stampa il progetto e la sua evoluzione, in una settimana importante per il settore, quella del lancio di Apple Music.“Apple music è più un problema per Spotify che per noi”, spiega. “Questa è una struttura tecnologica, su cui su può costruire una sovrastruttura culturale, quasi umanistica. Tutto quello che va in questa direzione, non solo Apple, non farà che aiutarci e aiutare il sistema”, le fanno eco Bertallot e Mosca. 20 milioni di brani in catalogo - “Ma ormai questi non fanno più la differenza, ce li abbiamo tutti”. Dov’è allora la differenza? La risposta di TimMusic è sull’elemento umano nella macchina, per dirla con Jovanotti, ovvero la “curation”, e la scelta di affidare a Bertallot la direzione artistica. “E’ un progetto puramente italiano, con attenzione per la cultura della musica in Italia, non soltanto della musica italiana. Nell’insieme possiamo prestare un’attenzione alla musica e ai musicisti che altri non hanno”, spiega il DJ. “L’idea è costruire attorno ai 20 milioni brani delle storie, non soltanto una vetrina”. Questa filosofia si traduce in una serie di iniziative, alcune già in campo, altre in arrivo. “Abbiamo progetti come PrimaTimMusic, come una prima teatrale: un artista viene da noi, ci fa ascoltare il disco per la prima volta, lo racconta ai nostri utenti: una cosa che le radio non fanno più, far ascoltare un disco intero”. E poi un restyling dell’app mobile; Bertallot la mostra orgoglioso in anteprima, spiegando: “Rendiamo civile un luogo tecnologico, una agorà dove la musica non viene soltanto messa in vetrina, ma raccontata, capita, amata. Portandoci dentro culture come quello della radio, dei DJ, dei musicisti”. Ogni sezione verrà curata editorialmente, con playlist ibride e spiegate da DJ. “Prendiamo quello che c’è di buono nella radio e lo portiamo in quella che rimane un’app”, spiega. Il progetto prevede diversi step, ma la prima versione arriverà entro luglio.