Ha appena debuttato Apple Music, il servizio di streaming della casa di Cupertino, ma oltre l'entusiasmo ci sono già le prime polemiche e le prime lamentele sul malfunzionamento del servizio. La più grossa è stata postata da un blog americano, e ripresa da vari siti. La questione è tecnica, ma con ricadute molto pratiche, che rischiano di rendere inutilizzabili anche i brani posseduti dall'utente. Proviamo a spiegarla in maniera semplice: per usare appieno Apple Music (che propone tre mesi gratuiti, inizialmente), all'utente viene chiesto di caricare la propria libreria musicale su iCloud, il servizio di storage di Apple. Questa procedua permette agli utenti di avere assieme, nello stesso spazio sia brani proprietari (quelli cioè comprati o estratti da CD in precedenza), sia quelli in streaming da Apple Music, e di sincronizzarli tra i vari device. Alcuni utenti hanno lamentato un disservizio in questa procedura (con nomi e copertine che si confondono dopo la prima sincronizzazione). Ma il blog Kirville ha notato un altro effetto, derivato dal fatto che iCloud sostituisce il servizio di iTunes Match, il servizio di storage della musica attivo per Apple da qualche tempo. Il sistema, attivando iCloud, carica i dati e la musica dell'utente sulla nuvola. E codifica i file. A questo punto, secondo il blog, a tutti i brani viene applicato il DRM (Digital Rights Management, ovvero un codice di protezione anti-pirateria) - anche a quelli di proprietà dell'utente. Che se, ad un certo punto decide di non rinnovare l'abbonamento ad Apple Music, perde non solo la musica in streaming, ma si ritrova pure con i brani della propria libreria, quelli che aveva prima insomma, bloccati dal DRM. Serenity Caldwell, blogger di iMore, ha pubblicato un lungo post provando a spiegare la questione: il DRM viene aggiunto solo ai brani caricati, cancellati e poi scaricati dalla nuvola. Al momento, nessuna risposta da Apple sulla questione.