Depositaria della preziosa (in tutti i sensi: artistico e mercantile) eredità musicale del re del rock&roll in virtù dei diritti di proprietà sul catalogo RCA, la BMG invade da anni il mercato discografico con ristampe, compilation e Dvd in serie, cavalcando ogni anniversario possibile e immaginabile o inventandosi per suo conto l’occasione più appropriata per rimaneggiare e riproporre l’antico repertorio. Qualcosa di simile succede con tanti altri illustri estinti del rock (Hendrix in primo luogo): ma nel caso del più anziano Elvis le cose potrebbero presto ingarbugliarsi, a meno che i legislatori europei non si decidano a cambiare in fretta e furia le normative che tutelano il diritto d’autore. Nel Vecchio Continente, infatti, i cosiddetti diritti “connessi” riconosciuti ad artisti interpreti ed etichette originali sul materiale da essi prodotto e registrato scadono dopo 50 anni. E dunque già dai prossimi mesi “That’s all right mama” (proprio di questi giorni ristampata e rientrata nelle classifiche inglesi, vedi News), e le altre incisioni giovanili di Presley (cinque i singoli per la Sun nel periodo 1954-55, mentre il primo album per la RCA è datato 1956) rischiano di diventare di pubblico dominio: facile immaginare cosa potrebbe succedere, nel momento in cui chiunque si sentirà autorizzato dalla legge a pubblicare quel materiale finora tenuto sotto chiave senza dover chiedere licenze a chicchessia, pagare royalty ai proprietari del master o versare denaro agli eredi dell’artista. <br> “Il cinquantenario del debutto di Presley deve dare la sveglia a tutti noi. E’ il momento di una vera e propria chiamata alle armi”, ha sentenziato in tono solenne e preoccupato Peter Jamieson, presidente esecutivo dell’associazione dei discografici inglesi, BPI, nonché tra i promotori della campagna per l’estensione dei copyright europei sul modello degli Stati Uniti, dove Elvis, i suoi eredi e i suoi contemporanei sono per il momento al riparo da brutte sorprese grazie ad una legge che estende la protezione a 95 anni dalla data di registrazione (per le incisioni successive al 1976, la tutela copre l’intera vita dell’artista più i successivi 70 anni). “La fine del periodo di protezione per molta musica popolare inglese dei tardi anni ’50 e dei ’60 è dietro l’angolo”, ha aggiunto Jamieson rivolgendo lo sguardo in casa sua. “E non parlo solo dei Beatles”. <br> Il problema investe in realtà l’intero mercato internazionale globalizzato, e dunque la federazione internazionale dei discografici, IFPI, nella cui agenda il tema figura ovviamente al primo posto: già dall’anno scorso, prevedendo quel che potrebbe succedere, l’associazione ha fatto presente il problema all’Unione Europea, e ora confida nelle procedure di revisione delle normative sul copyright che quest’ultima ha in cantiere. “E’ un problema che presto investirà anche i grandi artisti italiani degli anni ’60: un nome per tutti, Adriano Celentano”, spiega a Rockol il direttore generale di FIMI Enzo Mazza. “Tocca alle istituzioni europee intervenire, formulando una direttiva comunitaria”. I tempi però sono molto stretti… “Indubbiamente. Si ripeterà un po’ quello che avvenne nel ’94, quando la protezione era estesa a soli 30 anni. Allora prodotti stampati in Europa venivano regolarmente sequestrati alle dogane americane perché non in regola con la legislazione statunitense. E’ facile prevedere un periodo di caos: a maggior ragione oggi che la musica circola in forma immateriale attraverso Internet”.