Più charme, più gentilezza e più competenza: ecco come riconquistare i consumatori di musica che hanno voltato le spalle ai negozi di dischi. Una ricetta semplice ed intuitiva, forse: ma quando esce dalla bocca di Clive Davis, uno dei pochi “guru” sopravvissuti ai ribaltoni della discografia mondiale, è d’obbligo prendere nota. Così hanno fatto i rivenditori americani riuniti in convention annuale al NARM di San Diego, California e a cui Davis, presidente della major BMG (pre-fusione con Sony) in Nord America, si è rivolto spronandoli a migliorare la qualità del loro servizio. <br> Il famosissimo imprenditore e talent scout si dice convinto che i negozi di dischi abbiano davanti un futuro roseo, purché si convincano ad effettuare restauri tanto di facciata che sostanziali (magari attrezzandosi per la vendita di musica in download con i chioschi digitali che proprio alla fiera californiana hanno attratto l’attenzione di molti addetti ai lavori). Nel suo intervento, Davis ha messo l’accento soprattutto sull’elemento della competenza e della passione. “Oggi”, ha detto, “abbiamo troppi punti vendita che appaiono sciatti e trasandati. E’ essenziale alzare la qualità professionale del personale che si intende assumere. Non possiamo lasciare i negozi incustoditi: ci vuole gente che ami la musica e che aiuti i nostri artisti ad avere successo . Tutti – ha continuato Davis - mangiano bene a casa propria. Allora perché si va a cena fuori? Perché i ristoratori hanno saputo scegliere camerieri e cameriere gentili, competenti e di bell’aspetto”. Il presidente BMG ha voluto anche citare alcuni negozi che, negli Usa, stanno seguendo quest’esempio con successo: non i grandi, impersonali, “supermercati” della musica, ma catene indipendenti e specializzate come Amoeba, Ear X-Tacy, Newbury Comics e Waterloo. Chi ha avuto modo di frequentarne i punti vendita, in occasione di qualche viaggio negli Stati Uniti, non faticherà a dargli ragione.