Ai dati - incoraggianti - diffusi lo scorso 31 marzo dalla FIMI, l'associazione di categoria dei discografici italiani, fanno eco, oggi - martedì 12 aprile - quelli diramati dall'IFPI, l'International Federation of the Phonographic Industry: stando ai rilevamenti effettuati dalla Federazione internazionale dell'Industria Fonografica, nel 2015 per la prima volta dopo vent'anni il mercato discografico mondiale è tornato a crescere. I ricavi del settore, riferisce lo studio riferito all'anno passato, sono cresciuti del 3,5% rispetto al 2014, attestando l'ammontare del giro d'affari globale a 15 miliardi di dollari americani: a trainare le ripresa è stato il formato digitale, che per la prima volta nella storia, a livello mondiale, ha superato quello fisico, facendo registrare un incremento del 45,2% e diventando così - con un fatturato complessivo di 6,7 miliardi di dollari, la prima fonte di guadagno - occupando una fetta di mercato pari al 45%, contro il 39% dei supporti tradizionali - per l'industria discografica. Il trend positivo legato al boom della fruzione digitale se, da un lato, sancisce l'efficacia della progressiva accessibilità ai contenuti, dall'altro evidenzia sempre di più il value gap tra fatturato sul prodotto distribuito e remunerazione per artisti e produttori. Come ha osservato il presidente di IFPI Frances Moors: "Dopo vent'anni di declino quasi continuo, il 2015 è testimone di un momento storico per la discografia: i ricavi crescono nel mondo, il consumo di musica impazza ovunque e i ricavi digitali per la prima volta diventano protagonisti. Questi riflettono il lavoro di adattamento che il settore musicale ha praticato in un momento di fortissima digitalizzazione permettendogli di riemergere ora più forte e capace. Dovrebbe trattarsi di una notizia molto positiva per i produttori musicali, gli investitori ed i consumatori. Eppure ci sono valide ragioni per contenere i festeggiamenti: semplicemente i ricavi, vitali per ogni tipo di investimento sul futuro, non vengono ridistribuiti correttamente ai detentori di diritti. Il messaggio è chiaro e arriva dalla comunità musicale completa: il value gap è il più grande ostacolo per la crescita dei ricavi di artisti, produttori e aventi diritto. È necessario un cambiamento, le istituzioni devono comprendere che il settore musicale guarda verso un cambiamento notevole e significativo"