"All’inizio ero preoccupato: non volevo imitare Freddie Mercury, ma nemmeno proporre qualcosa di troppo diverso che avrebbe infastidito i fan. Mi ci è voluto un po’ di tempo per capire come essere me stesso e restare fedele alle canzoni originali": parole - senza musica - di Adam Lambert, raccolte da Rockol sei mesi fa, a Londra, a ridosso dell'annuncio del tour europeo che i Queen hanno inaugurato qualche ora fa al Parque da Bela Vista di Lisbona. Occorre quindi mettere subito le cose in chiaro, a scanso di equivoci: il gruppo che vedrete il prossimo 25 giugno all’Anfiteatro Camerini di Piazzola sul Brenta non sono i Queen con un altro cantante, ma qualcosa di diverso. Un tributo, sicuramente, perché la presenza di Mercury, durante il set che Brian May e Roger Taylor hanno proposto la scorsa notte, è stata pressoché costante: dall'attestato di ammirazione offerto dal frontman dell'Indiana - piazzato in apertura, tra "Seven Seas of Rhye" e "Killer Queen" - alle immagini proiettate in sincrono con la musica sui megaschermi alle spalle della band, non c'è nota o passaggio che non riconduca al volto e alla voce di ciò che furono i Queen. Poi ci sono le canzoni, che Lambert interpreta con ossequio e con uno scrupolo ai limiti del filologico. Eccezion fatta per qualche stazione - "These Are the Days of Our Lives", con Taylor ad occuparsi della voce principale, e "Stone Cold Crazy", cavalcata hard rock recuperata dal repertorio più datato - il resto del rosario inanella praticamente tutti le maggiori hit incluse nei due celebri "Greatest hits" - più nel secondo che nel primo: ci sono "Bohemian Rhapsody", "Hammer to Fall", "I Want to Break Free", "Under Pressure" - col volto di Bowie proiettato sui megaschermi, "Crazy Little Thing Called Love", "Don't Stop Me Now" e tutte le altre, con il trittico killer "Radio Ga Ga", "We Will Rock You" e "We Are the Champions". La sensazione? Quella di uno show dove tutto deve filare liscio, così come è successo. Non ci sono stati scivoloni, a parte un paio di cadute di stile "scenografiche" di Lambert - reggersi il pacco con quei vestiti di scena può ridefinire i canoni del grottesco - e qualche calo di tensione - il duello tra Taylor e il batterista aggiunto dopo "These Are the Days of Our Lives", lo strumentale di May prima di "Tie Your Mother Down". I fan della prima ora più bendisposti potrebbero interrogarsi circa la blanda damnatio memoriae ai danni di John Deacon nella selezione dei filmati d'archivo proposta a commento dei brani, ma tant'è: il primo a non preoccuparsene, quasi sicuramente, sarebbe lui. A vedere i Queen con Adam Lambert venerdì 20 maggio al Rock in Rio di Lisbona c'era probabilmente più gente di quanta ce ne fosse il giorno prima a vedere Springsteen, a dimostrazione di come l'eredità della band - snobismi a parte - sia ancora più che viva e attuale. Ma di eredità, appunto, stiamo parlando: loro per primi ne sono consapevoli. I puristi, quindi, considerino pure la storia del gruppo di "A Night at the Opera" chiusa quel 24 novembre del 1991, e inquadrino questo tour come una sorta di spin off itinerante del concerto tributo a Wembley del '92. Gli altri - i curiosi, i troppo giovani per aver vissuto anche solo gli ultimi scampoli della carriera dei Queen con Mercury in vita, gli entusiasti e, perché no, i fan di Lambert - si concedano un giro di giostra concedendosi il beneficio del dubbio: quella trattata sul palco è materia tutto meno che facile, che richiede una grande dose di coraggio solo ad essere trattata. (dp) Scaletta: Flash (registrazione) The Hero Hammer to Fall Stone Cold Crazy Fat Bottomed Girls Seven Seas of Rhye Killer Queen I Want to Break Free Somebody to Love Love of My Life These Are the Days of Our Lives (assoli di batteria) Under Pressure Crazy Little Thing Called Love Don't Stop Me Now I Want It All Another One Bites the Dust Who Wants to Live Forever Last Horizon (strumentale chitarra) Tie Your Mother Down The Show Must Go On Bohemian Rhapsody Bis: Radio Ga Ga We Will Rock You We Are the Champions