Si sono mosse tutte insieme, major e indies inglesi (attraverso le rispettive associazioni, BPI ed Aim), coinvolgendo anche le forze antipirateria della federazione internazionale dei discografici IFPI: e il negozio digitale russo JetGroove.com si è visto costretto a togliere immediatamente dal suo sito Web ogni richiamo ad album e canzoni di cui non aveva la licenza di vendita, riducendo di oltre il 50 % i contenuti della sua offerta virtuale. <br> JetGroove.com (vedi News) aveva effettivamente adottato una tattica inusuale per attrarre l’attenzione dei consumatori e degli stessi discografici, promuovendo sul suo digital store anche artisti e brani musicali che non era autorizzata a vendere sotto forma di download: quando un utente “cliccava” sul titolo corrispondente per acquistare il brano, veniva informato del fatto che questo non era “ancora” disponibile. “Per ogni richiesta inevasa spedivamo una e-mail all’etichetta interessata, in modo da dimostrarle che avremmo potuto vendere i suoi prodotti. Era un tentativo di acquistare la fiducia dell’industria”, ha spiegato la portavoce della società russa (con uffici anche a Londra), Alena Chakhnazaroza. Ma non ha funzionato: intimati dalle indies inglesi a togliere di mezzo il materiale incriminato con la minaccia di adire le vie legali, i gestori del sito hanno preferito evitare grane rimuovendo anche ogni riferimento ai cataloghi delle major di cui non avevano le licenze di vendita.