Si avvicina la scadenza (31 ottobre) fissata dalla Commissione Europea per trasmettere commenti e osservazioni sulla nuova direttiva riguardante la protezione dei copyright, e tutta l’industria musicale europea (inclusa quella italiana, che ha trasmesso le sue richieste al governo) si mobilita per invocare un’estensione dei termini che nel Vecchio Continente, a differenza che negli Usa, fissano a "soli" 50 anni la tutela dei diritti sulle incisioni discografiche: con la prospettiva imminente di far scivolare nel pubblico dominio (e cioè di rendere presto liberamente disponibili sul mercato europeo) i cataloghi pop, jazz e rock and roll di metà/fine anni ’50, comprese registrazioni storiche di artisti come Elvis Presley o Miles Davis. <br> Lo scenario preoccupa così tanto l’industria da mettere d’accordo, una volta tanto, tutte le categorie interessate, major discografiche, etichette indipendenti, musicisti e manager: in Inghilterra le rispettive associazioni di categoria si sono riunite nei giorni scorsi con l’intenzione di firmare un documento congiunto da sottoporre a ministri competenti e organi governativi, locali e comunitari. Sussiste però, nel fronte più o meno compatto, qualche incrinatura: le organizzazioni degli artisti interpreti delle registrazioni, per esempio, vorrebbero approfittare dell’occasione per vedere approvate nuove norme che assicurino ai loro membri una maggiore possibilità di controllo dei master fino ad oggi custoditi gelosamente dalle case discografiche.