C’erano un tempo le case discografiche “integrate” che si fabbricavano in casa i propri dischi e Cd, grandi complessi industriali che provvedevano direttamente ad ogni fase del ciclo produttivo, registrazione, stampa e distribuzione. Poi la flessione delle vendite e la necessità di ridurre i costi hanno fatto scoprire i vantaggi dell’“outsourcing”, convincendo le etichette a disfarsi dei loro impianti. E oggi le ultime briciole del vecchio sistema si stanno inesorabilmente sparpagliando: EMI e Warner, per esempio, hanno appena venduto (ad una impresa locale, Summit Technology) l’impianto di duplicazione di supporti digitali che possedevano in Australia, Data. L’operazione verrà completata entro fine anno; dopo di che le due major continueranno a rifornirsi dalla stessa fonte senza addossarsene più le spese di esercizio.<br> EMI, che possiede ancora propri stabilimenti in Canada e in Giappone, quest’anno aveva già venduto la sua fabbrica olandese e chiuso quella statunitense in Illinois. Warner, da parte sua, già lo scorso anno aveva ceduto quel che restava del suo complesso manifatturiero a Cinram International (vedi News). I tempi sono definitivamente cambiati.