Si è tenuta oggi, martedì 27 giugno, presso il Tribunale di Milano la prima udienza del processo che vede contrapposti la casa discografica Sony Music e il Maestro Emilio Isgrò per la disputa creatasi attorno alla copertina dell'ultimo album di studio dell'ex Pink Floyd, che l'artista siciliano sostiene essere un plagio delle sue opere. Lo scorso 16 giugno la sezione specializzata in materia di impresa dell'autorità giudiziaria meneghina, per mezzo di un decreto urgente sollecitato dallo stesso Isgrò per "impedire la propagazione dell'illecito", aveva sospeso la vendita del disco, sia del formato fisico (cd e vinile) sia del formato digitale. Nelle ultime ore, tuttavia, la situazione si è sbloccata, seppure temporaneamente. All’udienza odierna Sony Music - rappresentata dal Responsabile del proprio ufficio legale Alfredo Clarizia e assistita dagli avvocati Federico Ferrara, Federico Banti e Marialaura Boni dello studio Osborne Clarke - si è costituita nel giudizio cautelare chiedendo il rigetto delle richieste del Maestro Isgrò e la revoca del decreto cautelare sulla base di una serie di argomentazioni, che escludono che la copertina del disco di Roger Waters costituisca un plagio delle opere dello stesso Isgrò. A supporto delle proprie tesi Sony Music ha anche prodotto una relazione del critico d’arte Vittorio Sgarbi, secondo la quale Isgrò non avrebbe inventato nulla, "ma intercettato un’atmosfera e sviluppato una tecnica espressiva creatasi, in un clima di avanguardia, quasi un secolo fa, e l’ha diffusa, intensificandola ossessivamente. Ma la sua ossessione non può imporsi come interdizione per gli altri a risalire allo stesso gesto o archetipo (acclaratamente non suo)". Su invito del Giudice, Sony Music ed Emilio Isgrò hanno acconsentito ad un rinvio della discussione al 19 luglio 2017, così da consentire nel frattempo un confronto fra le parti, con piena libertà di Sony Music di riprendere la commercializzazione dell'album.