Dal libro "Rock Therapy" di Massimo Cotto (Marsilio) proponiamo una "pillola" terapeutica: la malattia di oggi è il batticuore. Have I told you lately Van Morrison Avalon Sunset, 1989 Si chiama Denis Rouvre. È francese. Un giorno trova nel fustino del detersivo una macchina fotografica usa e getta. La prende in mano, la soppesa, sente quasi una scossa. Si mette a studiare, scopre Sebastião Salgado, diventa un fotografo immenso. Vince tre volte il World Press Photo. Accetta di fotografare chiunque, star o sconosciuti, ma detta lui le condizioni, che sono quattro. La prima: lo shoot si fa una volta sola («La seconda non riuscirebbe più a sorprendermi e, se non mi lascio sorprendere, non riesco a fare foto»). La seconda: il tutto deve durare al massimo tre minuti («Se non troviamo una scintilla in quell’arco di tempo, impossibile ci possa essere una storia»). La terza: chi viene fotografato firma un foglio in cui accetta di vedere una sola fotografia, un solo scatto («Se non dovesse piacere, pazienza, non è un problema mio»). La quarta: i soggetti non devono assolutamente sorridere, «devono parlarmi con gli occhi, non con la bocca». Ho incontrato molte volte nella mia vita Van Morrison e non ricordo di averlo mai visto sorridere. Mai, nemmeno una volta. Però ha scritto pagine memorabili come "Have I Told You Lately", una delle più belle canzoni d’amore che siano mai state vergate, capace di commuovere persino Brian Hinton, grande poeta britannico che scrisse: «'Have I Told You Lately' è una delle canzoni memorabili di questo millennio. La prima volta che la ascoltai, mi devastò. Mi sembrava di non aver mai ascoltato niente del genere prima e allo stesso tempo di conoscerla da sempre. È l’amore terreno che si eleva e sfocia in quello verso Dio, come accadeva in Dante». Questa, pubblicata per gentile concessione dell'autore e dell'editore, e le schede di altre 333 canzoni terapeutiche sono proposte in "Rock Therapy" di Massimo Cotto, edito da Marsilio.