Le case discografiche non se la sentono più di investire milioni di euro in nuovi talenti? I giovani artisti partono sconfitti in partenza, senza l’appoggio finanziario e promozionale di una major? Ci vuole l’intermediario giusto capace di coniugare arte e business, ha pensato la Ingenious inglese, società di investimenti nel settore creativo che fece da consulente, qualche anno fa, alla stesura dell’innovativo contratto a tutto campo tra EMI e Robbie Williams (vedi News). Ed ecco pronta la soluzione: un fondo finanziario, inizialmente autoalimentato dai membri stessi del consiglio direttivo (c’è anche il Simon Fuller di Pop Idol, uno dei "paperoni” del music business britannico), che assicuri ad artisti o etichette indipendenti un milione di sterline a testa da destinare al lancio di progetti artistici meritevoli e ad elevato potenziale commerciale. Le major non vengono tagliate fuori, anzi: ad esse Ingenious proporrà una compartecipazione, riservandogli una percentuale sulle vendite in cambio della distribuzione dei prodotti sul mercato, “fisico” o digitale che sia. I vantaggi, secondo gli ideatori del progetto, sono reciproci: la casa discografica non avanza diritti sui master ma nel contempo riduce oneri e rischi finanziari; l’artista parte con risorse di marketing e distributive pari a quelle di un collega affermato; e l’intermediario fa un investimento potenzialmente redditizio affidandosi alla creatività e ai servizi degli addetti ai lavori. <br> Ingenious ha raccolto finora solo una piccola parte, 1,25 milioni di sterline, dei 20 che ha preventivato di rastrellare per lanciare altrettanti progetti artistici nell’arco del primo anno di attività. Ma è convinta che il suo modello di business sia quello giusto e possa attrarre in breve tempo altri capitali.