«Approvate la legge sulla musica in tempi brevi»: questa la sostanza dell’appello rivolto alle forze politiche da Mogol e da due senatori (il verde Fiorello Cortiane e il diessino Giorgio Mele).<br> La richiesta è che venga riconosciuta alla Commissione Cultura la facoltà di deliberare, senza passare attraverso il lungo iter imposto dal calendario dei lavori parlamentari.<br> «In Italia, una legge che tuteli la cultura popolare arriva in ritardo» ha detto Mogol, che ha sottoscritto l'appello in un documento firmato da Mario Lavezzi, Adriano Celentano, Francesco Baccini, Gianni Bella, Leandro Barsotti e Mango, aggiungendo che è importante soprattutto tutelare il lavoro dei giovani artisti, il diritto d’autore e «la dignità di un'espressione artistica fondamentale per la cultura del nostro Paese».<br> Punti-chiave della legge, secondo Cortiana, sovranno essere «l'Iva, gli spazi per i concerti, il rapporto con la radio, la televisione, il mercato e le multinazionali, la possibilità di finanziamenti». Franco Parlavecchio, coordinatore dei Giovani Verdi, ha nell’occasione presentato una campagna nazionale «per la diffusione della musica e la libertà d'espressione» che avrà come obiettivi la riduzione del prezzo dei Cd, gli spazi, i diritti Siae, il pluralismo nelle radio e nelle tv».<br> Tutto sacrosanto. Come sempre, però - aggiunge Rockol - condito da un populismo di stampo assistenzialista che non ci pare granché dignitoso per «un'espressione artistica fondamentale per la cultura del nostro Paese» (ammesso che la musica leggera sia questo, e non soprattutto intrattenimento e business), che proprio in quanto espressione artistica dovrebbe trovare in sé le forze per rivendicare spazi e ruoli adeguati ai propri meriti.