Tramite l’associazione che le rappresenta, Aim, le etichette indipendenti inglesi avevano invocato un’indagine ufficiale sui metodi di compilazione della nuova classifica “mista” che combina le vendite nei negozi di dischi con quelle registrate sui siti di download a pagamento (vedi News): ma l’Office of Fair Trading, dati alla mano, ha dato loro torto respingendone le accuse. <br> Secondo la Aim (Association of Independent Music) la nuova chart danneggia seriamente le indie a causa della loro presenza ancora sporadica e relativamente poco incisiva nei cataloghi dei maggiori “negozi” on-line di musica digitale come iTunes e HMV. Motivazione insufficiente per metterne in dubbio la regolarità, secondo l’autorità che vigila sul rispetto delle norme concorrenziali: quest’ultima ha comunicato che non si interesserà più della questione se non in presenza di nuove informazioni rilevanti.