Come dimostra il recente caso di Twitch, i cui streamer sono stati colpiti da notifiche di infrazione copyright nei giorni scorsi, c'è confusione sull'uso della musica durante i live streaming. La piattaforma di fatto stabilisce che non si possono usare brani di cui non si detengono i diritti durante dj set in libestreaming, e che non basta possedere un abbonamento ad una piattaforma. In questo panorama, una prima iniziativa che prova a risolvere il problema: la francese Sacem, la Société des auteurs, compositeurs et éditeurs de musique, omologa dell'italiana SIAE, lanciando il proprio piano di royalties anche per i livestream. Il piano di SACEM copre Facebook, Instagram o YouTube che hanno generato almeno 1.000 visualizzazioni e fa affidamento sul fatto che tali trasmissioni siano registrate presso la società di gestione collettiva: il tutto è retrodatato ai live streaming dal 15 marzo, coprendo quindi il boom dei livestream durante il lockdown ed è presentato come una misura temporanea: "Alla fine dell'attuale crisi sanitaria, o nel caso di trasmissioni a pagamento di streaming in diretta, si applicheranno nuove condizioni di distribuzione, che saranno condivise in un secondo momento", si legge in una comunicazione di Sacem. Questo è un avvertimento di cui sentiremo di più. Alla conferenza dell'industria musicale Midem della scorsa settimana, diversi oratori hanno parlato della necessità che i live streaming siano adeguatamente autorizzati e generino royalties a lungo termine, piuttosto che l'attuale esplosione libera che stabilisce un modello. "Dovranno esserci alcuni aggiustamenti delle licenze per garantire che i diritti corretti siano concessi in licenza", ha affermato Charlie Phillips, COO dell'ente indipendente delle etichette WIN, ad esempio. Un'iniziativa analoga è stata lanciata dalla società canadese di collectin Socan: un programma denominato "Encore!", per retribuire cantautori ed editori per la musica utilizzata nei live streaming su Facebook e Instagram.