E’ in chiaroscuro il primo "ritratto" di Warner Music da quando la società di Edgar Bronfman Jr. ha fatto il suo zoppicante ingresso in Borsa (vedi News). I dati trimestrali al 31 marzo resi pubblici lunedì scorso, 13 giugno, indicano una riduzione del deficit, 35 milioni di dollari contro i 48 dell’anno precedente, per effetto del dollaro debole ma anche dello sviluppo delle vendite di musica digitale: i download a pagamento e le altre offerte di musica legale su Internet hanno infatti fruttato alla major americana 31 milioni di dollari nel trimestre, a cui vanno aggiunte le royalty (altri 4 milioni di dollari) percepite dalla società di edizioni musicali Warner Chappell titolare dei diritti d’autore. Nello stesso periodo, però, le vendite di Cd marchiati Warner hanno subito nel mondo un calo il cui valore è calcolato in 31 milioni di dollari. <br> Nel complesso, la casa discografica americana (che pubblica i dischi di artisti come Madonna, R.E.M., Green Day e Linkin Park, questi ultimi scesi ultimamente in polemica con l’azienda: vedi News) ha incrementato del 5 % il suo giro d’affari (621 milioni di dollari), mentre Warner Chappell ha aumentato del 3 % il suo fatturato (154 milioni di dollari). Gli ambienti finanziari internazionali hanno reagito alla pubblicazione dei dati Warner rinfocolando le voci di una possibile joint venture con la EMI: nessun commento, naturalmente, da parte delle fonti ufficiali.