Il dibattito europeo riguardante l’estensione dei diritti discografici sulle registrazioni sonore (che durano 50 anni nel Vecchio Continente, contro i 90 degli Stati Uniti e i 70 di altri paesi extraeuropei) non sta approdando per ora a risultati significativi: neppure in Inghilterra, dove pure le forze politiche di ogni schieramento prestano sempre grande attenzione alle istanze espresse da una delle industrie chiave per le esportazioni e la bilancia dei pagamenti del paese. <br>Le dichiarazioni del neo eletto ministro per le industrie creative James Purnell, che nei giorni scorsi aveva sottolineato la volontà del governo di modificare le norme vigenti, avevano sollevato parecchie aspettative tra gli esponenti della discografia britannica, preoccupatissimi (come i loro colleghi di tutto il mondo) dal passaggio continuo al pubblico dominio di incisioni molto popolari tra il pubblico degli acquirenti di dischi: ma ora lo stesso Purnell ha gettato acqua sul fuoco, rivelando al settimanale Music Week che la questione non è facilmente risolvibile, considerando che all’interno dell’industria stessa non esiste un punto di vista univoco sulla questione e che “sarebbe molto ambizioso pensare di risolvere il problema a un mese dalle elezioni”. Il ministro laburista ha tuttavia garantito che il nuovo governo Blair si impegnerà a rivedere la legge sul copyright in stretta collaborazione con i titolari dei diritti.