Era la scorsa primavera quando, dopo che era diventato ufficiale che la quotazione di Universal Music Group sarebbe stata realtà in settembre, la major lasciò trapelare la notizia che avrebbe probabilmente venduto il 10% delle proprie azioni ad un non meglio identificato "investitore americano". Prima dell'estate si seppe che si trattava di Pershing Square Tontine Holdings (PSTH), facente capo a Bill Ackman, demurgo del fondo di investimenti americano Pershing Square Capital Management. PSTH è una spac ("special purpose acquisition company"). Negli Stati Uniti queste società vengono anche definite 'blank cheque companies", ossia aziende con assegni in bianco. Sono società che vengono dotate di fondi e costituite appositamente per rilevare interamente aziende private e quotarle in borsa senza passare dal tradizionale processo dell'IPO. Quell'operazione, però, saltò. La SEC (l'equivalemìnte americano della nostra Consob, preposta al controllo delle quotate e delle quotande tra gli altri compiti) non approvò l'operazione. Che, in effetti, era bizzarra: non assomigliava alla missione di una spa, perchè UMG era già in procinto di quotarsi da sola. Perchè una spac sarebbe stata costituita se aveva come obiettivo quello di detenere il 10% di una quotata (futura) diversa? Ackman, come è noto, è poi recentemente rientrato dalla finestra, acquistando con un rapido uno-due prima il 7,1% e poi il 2,9% di UMG. Ma non attraverso PSHT, bensì mediante Pershing Square e "sue collegate". Le somme sborsate assestano il valore di UMG a 35 miliardi di dollari pre-IPO. Pershing Square Capital Management, da lui fondata nel 2004, è azionista e investitrice in una serie di conglomerate, alcune delle più celebri tra le quali sono McDonald's e HerbaLife. Sempre originale nel suo approccio di investitore e nello stile manageriale, Ackman si è distinto presto come un imprenditore che selezionava i suoi più diretti collaboratori all'esterno del mondo finanziario - celebre l'intervista con la quale rivelò che due dei suoi top manager erano "un tizio che ho incontrato su un taxi" e un istruttore di pesca a mosca. Folklore a parte, la morale della vicenda in questione è duplice. In primis il fatto che Ackman sia così convinto della bontà dell'investimento nell'industria della musica registrata da farsi immediatamente una ragione della causa che alcuni investitori della sua PSTH gli hanno intentato quando la spac ha perso il 27% del suo valore a seguito del fallito acquisto delle quote della major, equivale a ottime notizie per il settore. Difficile, infatti, negargli il fiuto. In secundis, UMG ha una sorta di pezza d'appoggio del suo valore pre-IPO. Che, a 35 miliardi di dollari, è pari a quello attuale della casa madre Vivendi e quasi doppio di quello di WMG (pari a $ 19 miliardi abbondanti) - che a sua volta si frega le mani, considerando che manca ormai pochissimo a quando si comincerà a dire che "alle quotazioni attuali è sottovalutata".