Spotify in quel caso non c'entrava, ma il suo fondatore e CEO sì: era la scorsa primavera quando la notizia del tentato acquisto di uno dei club di calcio più gloriosi della Premier League britannica, l'Arsenal, da parte di Daniel Ek aveva fatto in poche ore il giro dei media musicali e sportivi, fino al quasi immediato gran rifiuto. Ma stavolta, pare certo, Spotify c'entra. E' data infatti per certa la sposnorship da parte del DSP svedese del Barcelona Football Club per i prossimi quattro anni, a partire da luglio - ossia, appena dopo la scadenza dell'attuale contratto di main sponsorship che vede campeggiare sulle maglie dei blaugrana il marchio della Rakuten. La multinazionale giapponese ha già comunicato da tempo l'intenzione di non rinnovare: l'addio di Lionel Messi (trasferitosi a Parigi) e l'assenza della sua popolarità dai canali social del club sono stati indubbiamente un fattore critico nella decisione; che, inoltre, un paio di tesserati del club catalano avessero preso in giro alcune abitudini nipponiche sui social media non deve avere giovato alla causa. Spotify avrebbe messo a budget un'operazione da 60 milioni di euro all'anno per quattro stagioni e, oltre al canonico "badging" principale della maglia, potrebbe rientrare nell'operazione da 240 milioni anche lo "stadium naming": in quel caso i tifosi, dalla prossima estate, si recherebbero allo Spotify Camp Nou. Una sponsorship calcistica di questo calibro, se confermata, offrirebbe un notevole contributo di popolarità positiva alla piattaforma di streaming, ultimamente parecchio sotto pressione a causa della nota querelle originata da Neil Young.