Gli analisti l’avevano previsto, perché la gestione delle collecting vive un ritardo strutturale - legato alle dinamiche di ripartizione - rispetto all’andamento reale dei mercati, ma il dato - in ogni caso - una certa impressione la fa. La collecting britannica Performing Rights Society ha fatto sapere che nel 2021 la linea di ricavo dai diritti di pubblica esecuzione ha registrato un calo del 30%, nonostante in gran parte dei principali mercati della musica dal vivo siano state allentate - se non addirittura eliminate - le restrizioni adottate durante le fasi più acute della pandemia. In epoca pre-Covid - più precisamente nel 2019 - i diritti di pubblica esecuzioni fruttavano a PRS 54 milioni di sterline all’anno, calate a 11,3 nel 2020 e ulteriormente contrattisi a 8 milioni nel 2021. “E’ un calo enorme, ma nel 2022 ci aspettia un rimbalzo”, ha precisato alla BBC il CEO di PRS for Music Andrea Martin, che ha parlato di “rinnovato ottimismo” da parte del comparto per i prossimi mesi. “La rapida migrazione dei consumatori britannici ai comportamenti digitali durante la pandemia è ora diventata incorporata nella vita quotidiana, contribuendo a sostenere la crescita complessiva di intrattenimento e media per il prossimi cinque anni”, aveva osservato il responsabile del settore intrattenimento e media di PricewaterhouseCoopers Mark Maitland nel report "Global Entertainment & Media Outlook 2021–2025": “Mentre le aziende gareggiano per soddisfare le esigenze in evoluzione dei consumatori con nuovi prodotti, servizi ed esperienze, il settore di media e intrattenimento diventerà più pervasivo, più coinvolgente e più diversificato”. Un’idea del tempi della ripresa potrebbero essere dati dai numeri relativi al fatturato complessivo del settore del live in Regno Unito contenuti nello studio di PwC: stando agli analisti della società le entrate del comparto torneranno ai livelli pre-Covid - cioè a poco più di un miliardo e mezzo di sterline all’anno - solo nel 2025.