Si apre una breccia nel muro finora compatto delle società degli autori del Vecchio Continente, sollecitate dalla Commissione Europea a rivedere le clausole che prevedono una serie di esclusive territoriali nel rilascio delle licenze per la diffusione via Internet della musica protetta da copyright. Con una pratica mutuata dal mondo “off-line”, tutti gli utilizzatori potenziali di musica in rete a scopi commerciali, si tratti di Web radio o di negozi di musica digitale, devono a tutt’oggi richiedere le necessarie autorizzazioni alle società degli autori del paese in cui risiedono, le quali possono poi rilasciare licenze valide per l’intero territorio europeo sulla base di accordi di reciprocità internazionale stipulati con le loro corrispondenti all’estero: procedure, queste ultime, vigorosamente contestate dalla Commissione Europea, che ha deciso di intraprendere una serie di azioni giudiziarie ravvisandovi una potenziale violazione delle norme che tutelano la libera concorrenza in ambito comunitario nonché un freno allo sviluppo internazionale del mercato digitale e un’inadeguatezza alla realtà senza frontiere di Internet. Buma e Sabam, equivalenti della Siae in Olanda e Belgio rispettivamente, hanno fatto sapere di voler accondiscendere al punto di vista della CE, promettendo di rinunciare d’ora in poi ad imporre clausole di intermediazione esclusiva agli utenti residenti nei rispettivi territori: così facendo, aprono in pratica la strada ad un regime di competizione internazionale tra le società degli autori sul fronte della musica digitale così come richiesto dagli organi comunitari. <br> La Commissione Europea, preso atto delle dichiarazioni di Buma e Sabam, ha invitato le altre società europee, tra cui la Siae, a seguire l’esempio belga e olandese per evitare eventuali ripercussioni sul piano legale, dopo le obiezioni formalmente espresse dall’organo comunitario. “La Commissione”, ha commentato un suo portavoce a mezzo di un comunicato stampa, “ritiene estremamente importante la modernizzazione delle procedure di licenza musicale per i servizi on-line e consulterà terze parti sulle proposte inoltrate dalle due società”: almeno con queste due, insomma, si prospetta l’ipotesi di un accordo invece che di decisioni demandate ai giudici internazionali. La posizione della CE è appoggiata, naturalmente, dalle case discografiche: anche in Italia, dove il presidente della FIMI Enzo Mazza ha recentemente dichiarato che “l’apertura alla concorrenza e la possibilità per gli utilizzatori di scegliere, in Europa, la società che offre le migliori condizioni, è diventata una condizione ‘sine qua non’ per rendere l’intero sistema più competitivo e permettere così un maggiore sviluppo della musica digitale”.