Tra i numerosi spifferi che soffiano dalle parti di TikTok, molti dei quali negli ultimi mesi hanno riguardato la sua infinita querelle con il governo e la politica americana a causa delle minacce sulla sicurezza che porrebbe per via della sua casa madre ByteDance (in cui il Partito Comunista Cinese è investitore e siede nel consiglio di amministrazione mediante un suo esimio rappresentante), ne ho colto uno riguardante le sue tecnicalità. E’ apparentemente solo limitrofo rispetto all'industria musicale ma resta parecchio interessante perchè, se confermato, rafforzerebbe la sensazione di come social media e piattaforme di streaming siano in rotta di... convergenza. Si tratta dell’ipotesi di introdurre all'interno del proprio servizio un paywall - che, non letteralmente, se applicato online significa limitare l’accesso a un sito o a un contenuto ai soli utenti paganti, o mediante abbonamento o in modalità "pay-per". La svolta, senza essere epocale, sarebbe significativa per una app che, nel panorama dei social media, si è imposta battendo la concorrenza di SnapChat prima e di Instagram poi sbandierando il motto “content first”. Insomma, un canale social meno social degli altri: prima il video scrolling e l'algoritmo della condivisione e della community. Il paywall, invece, introdurrebbe un approccio “pay-per-video” che fa venire in mente esperienze come quelle rese note da OnlyFans, ma anche da Patreon per certi versi. Perchè TikTok lo farebbe? In genere, a questi livelli il fattore critico è la capacità di mantenere per una grande azienda la crescita a livelli importanti, e la crescita di TikTok – che è stata stratosferica per cinque anni – dovrà prima o poi normalizzarsi, sia in termini di utenti raggiunti sia in termini di engament rate. Introdurre video a pagamento comporterebbe due conseguenze principali: una diversificazione delle linee di ricavo e un contributo alla monetizzazione dei contenuti dei creatori che fanno la fortuna di TikTok. Se resta da vedere quanto una proposta di video a pagamento possa diventare un successo in un ambiente dove ce ne sono miliardi di gratuiti (magari si potrebbero pagare quelli "professionali" e in versione non più breve, "attaccando" YouTube…?), l’aspetto legato alla creators economy per TikTok resta una priorità. Si riparla infatti del Creator Fund, la cui prima versione ammontava a un “tesoretto” di un miliardo di dollari messo a disposizione dei creatori più attivi e meritevoli. Secondo The Information, è già in stato di avanzata cottura il Creator Fund 2.0, il cui lancio potrebbe avvenire oltre oceano nel prossimo mese di marzo (mentre è già partita una fase di test in Brasile e in Francia). La maggiore critica rivolta all’iniziativa originale riguardò l’eccessiva dispersione delle risorse (ossia: i creatori che accedevano al denaro disponibile, alla fine totalizzavano pochi soldi – il che non è esattamente una notizia sensazionale per gli artisti indipendenti attivi su social media e piattaforme di streaming). Per questa ragione, la versione 2.0 del fondo starebbe per introdurre una novità impattante: per accedere al fondo non basterebbero più 10.000 followers, ma ne occorrerebbero 100.000. E allora, d'accordo "content first" però... Paywall + creators fund = "fans first".