Benché limitata a una realtà locale - pur estremamente rilevante a livello mondiale - pare destinata a fare decisamente scalpore la notizia riferita da diverse testate americane, tra le quali la consociata della ABC WKBW: lo stato di New York ha proposto una tassa sui servizi streaming. Nel caso il provvedimento dovesse essere approvato dal parlamento di Albany ai residenti dello stato titolari di un abbonamento come Netflix o Spotify potrebbe essere imposto il pagamento di un’imposta pari all’8% del prezzo degli abbonamenti ai servizi - il cui versamento verrebbe ripartito equamente tra casse dello stato ed enti locali. Nel testo attualmente all’esame dell’assemblea (a guida democratica) si parla di una tassazione applicabile ai media e ai “prodotti digitali” che siano oggetto di distribuzione “elettronica, telematica, via streaming o previo accesso”. Il provvedimento, secondo quanto riferito, escluderebbe i canali televisivi via cavo o satellitari, e i servizi digitali di notizie. Il gettito generato dalla nuova imposta andrebbe a sostenere della Metropolitan Transportation Authority, società pubblica che gestisce il trasporto pubblico dello stato che lo scorso luglio ha registrato un passivo in bilancio pari a 2,5 miliardi di euro. Secondo Bloomberg, le cui proiezioni darebbero il rosso pronto a salire a 3 miliardi entro il 2025, oltre all’aumento delle tariffe di biglietti e pedaggi la società sarebbe alla disperata ricerca di finanziamenti ulteriori da parte dello stato. L’eventuale tassa sullo streaming, secondo i media locali, andrebbe a finanziare quasi esclusivamente il trasporto pubblico, soprattutto quello di New York City, nelle casse del quale verrebbero iniettati entro il 2027 circa 63 milioni di dollari, quasi un terzo in più dei 45 che andrebbero a beneficio del resto della rete di trasporto statale. A favore della proposta si sono schierati i democratici. “Sappiamo in che situazione disperata versi il nostro trasporto pubblico”, ha spiegato Crystal Peoples, rappresentate di Buffalo presso l’Assemblea Generale: “Chi usa l’auto probabilmente non sarà d’accordo, ma chi si sposta coi mezzi sicuramente dirà: ‘Sì, abbiamo bisogno di questo tipo di supporto’”. Contrari, ovviamente, gli esponenti repubblicani. “E’ una proposta che non ha assolutamente senso”, ha spiegato Stephen Hawley, rappresentante dell’opposizione originario di Batavia: “Attaccare ogni cittadino che fruisca di questo tipo di servizi sui dispositivi di proprietà non solo è assurdo, ma va a svantaggio delle lavoratrici e dei lavoratori nostri concittadini”. Se una proposta del genere dovesse essere replicata su scala nazionale una reazione per lo meno furibonda da parte dell’industria di settore parrebbe del tutto scontata. Secondo i dati contenuti nel report di IFPI relativo all’andamento del mercato della musica registrata nel 2022 lo streaming - soprattutto quello a pagamento - rappresenta ancora l’unico pilastro sul quale si regge l’industria discografica a livello globale: tra il gennaio e il dicembre dello scorso anno servizi come Spotify ed Apple Music hanno generato per il comparto ricavi per 26,2 miliardi di dollari, il 9% in più di quanto registrato l’anno precedente.