Si scrive Lemon8, si pronuncia come lemonade ed è la nuova diretta concorrente di Instagram. Soprattutto è la sorella di TikTok, con cui condivide la casa madre, ByteDance. Entrata la scorsa settimana nella Top 10 delle app più scaricate nello store americano di Apple, ora è avanti a Snapchat in questa graduatoria. Cos’è Lemon8? Nella descrizione ufficiale si definisce una “hobbist community”. Nella realtà è una app basata sulle immagini che per certi versi ricorda molto Pinterest e che di TikTok riprende in particolare i feed “for you” e l’opzione “following”, ripartendo i contenuti in categorie verticali: viaggi, moda, musica... Ma le foto, come per Instagram, sono centrali rispetto agli short videos. Ha un’altra particolarità, al momento: non è stata ancora lanciata ufficialmente sul mercato americano, dove ha cominciato a spopolare da quando ByteDance ha invitato una serie di creatori a provarla; gli inviti, che provenivano da varie agenzie ingaggiate dalla piattaforma cinese, specificavano tra l’altro che Lemon8 usa lo stesso algoritmo di raccomandazione di TikTok. Alcuni di questi creators, secondo quanto riferito da Business Insider, verrebbero pagati per i loro post purchè seguano alcune precise linee guida, in primis l’imperativo di caricare gruppi di foto di alta qualità in forma di carosello per ogni post e hashtag rilevanti all’interno di didascalie lunghe e molto descrittive. In una fase in cui TikTok è notoriamente sotto tiro negli Stati Uniti, viene spontaneo associare il ruolo di Lemon8 a quello di un possibile piano B di ByteDance per non perdere terreno negli U.S.A. qualora le cose andassero nel peggiore dei modi (messa al bando di TikTok). Ma essere proprietaria di Lemon8 non esporrebbe ByteDance agli stessi sospetti che hanno portato la situazione di TikTok sull’orlo del precipizio, perché accusata di essere una minaccia per la sicurezza nazionale? E’ già accaduto qualcosa di simile a CapCut, un’altra app di ByteDance dedicata al video editing, che durante l’udienza del CEO di TikTok Shou Zi Chew davanti al Congresso della scorsa settimana è stata additata da un membro della commissione parlamentare come qualcosa che “continua a sfruttare la riservatezza degli Americani”. La richiesta di utilizzo di didascalie lunghe e descrittive e di hashtag rilevanti, in effetti, assomiglia un po' a un set di istruzioni di monitoraggio.