Il senatore francese Julien Bargeton, parte dell’attuale esecutivo in quota a Renaissance, il partito guidato dal presidente Emmanuel Macron, ha consegnato alla titolare del dicastero della Cultura Rima Abdul Malak un dossier dove è consigliata l’adozione di una tassa sui servizi di streaming operativi nel paese. Secondo quanto riferito dai media d’oltralpe il provvedimento sarebbe da inquadrare in un quadro di “protezione” del repertorio nazionale, sul modello delle quote di produzioni domestiche imposte nei palinsesti radiofonici, ma con finalità profondamente diverse: il documento programmatico pubblicato sul sito dello stesso Ministero della Cultura parla di un progetto di finanziamento e sostegno per “l’esportazione e lo sviluppo internazionale delle produzioni francesi”, oltre che di spinta a “innovazione e tecnologia digitale”, da abbinare a una “strutturazione del tessuto economico per garantire la diversità del settore e la nostra sovranità culturale”. Secondo quanto riportato da Les Echos il gettito previsto dalla bozza di provvedimento ammonterebbe a 20 milioni di euro dagli abbonamenti - sia freemium che a pagamento - alle piattaforme streaming musicali, ai quali si potrebbero aggiungere altri 6 milioni di euro generati da altri servizi dedicati alla musica classica. L’onore dell’imposta non si scaricherebbe, tuttavia, sui consumatori, come invece prevede la bozza di legge presentata al parlamento dello stato di New York lo scorso marzo: il testo presentato da Bargeton prevede che il DSP corrispondano allo stato l’1,75% del proprio fatturato annuo. Il rapporto è stato accolto con freddezza dal Syndicat national de l'édition phonographique, rappresentanza dell’industria discografica francese: secondo l’associazione di categoria la bozza di provvedimento, essendo stata compilata sulla base di “un’analisi errata delle dinamiche dello streaming e dei suoi protagonisti”, lascerebbe il settore “abbandonato a sé stesso”. “Assecondare questa proposta significherebbe sancire il fallimento delle politiche pubbliche di sostegno ai nostri player, sia nazionali che europei, in un periodo nel quale è inevitabile affrontare la concorrenza di nuove realtà come TikTok, che tengono prigioniero il loro pubblico senza pagare i creator”, ha commentato il dg di SNEP Alexandre Lasch, secondo il quale l’adozione di politiche protezionistiche a beneficio del repertorio francese rappresenterebbe “un danno per la diversità musicale”.