Impala, l'associazione di etichette indipendenti che raggruppa le principali realtà europee esterne al circuito major, ha diffuso una proposta di riforma del settore dello streaming musicale, tema già affrontato lo scorso anno dal governo del Regno Unito. Lo schema, elaborato al fine di “rendere il mercato più equo e offrire un futuro dinamico, eccitante e consapevole a creator e appassionati”, verte su tre punti chiave: ottenere dai DSP più ricavi evitando la diluizione delle entrate, modificare le dinamiche di ripartizione delle entrate e promuovere la diversità, la trasparenza e la sostenibilità ambientale. “Nonostante un aumento dei ricavi, il mercato della musica registrata in Europa è ancora lontano da dove dovrebbe essere”, osserva Impala in una nota: “Colpisce l'assenza di cambiamenti sostanziali sui prezzi degli abbonamenti, negli ultimi 15 anni. Ogni giorno vengono caricate 100.000 canzoni sulle piattaforme. I ricavi per artisti ed etichette sono diluiti da questo dato, e da fattori come la manipolazione dello streaming, i contenuti non musicali e la musica generata dall'intelligenza artificiale”. “Occorre innanzitutto aumentare il valore economico della musica, e ridefinire i presupposti in termini di modelli di ripartizione”, sottolinea il presidente di Impala Mark Kitcatt: “Solo così potremo far crescere un mercato equo e diversificato. Non esistono due appassionati di musica che condividano in toto le medesime passioni ed esigenze: le possibilità di abbonamenti su misura sono infinite. Tuttavia la concentrazione nel mercato dello streaming porta gli sforzi del piccolo numero di multinazionali che dominano il mercato stesso a limitarsi a cercare di rendere il modello sempre più economico. Ma fan e artisti meritano molto di più”. “Per quanto riguarda la cosiddetta equa remunerazione, abbiamo continuato la nostra ricerca e la nostra opinione in merito non è cambiata: esaurirebbe il valore dal mercato e minerebbe la diversità, l'equità e l'inclusione nella comunità musicale”, ha aggiunto la presidente esecutiva di Impala Helen Smith: “Riteniamo invece che gli accordi a livello di settore sul modello di quelli adottati in Francia siano la via da seguire. Riguardo il tema della ripartizione delle quote tra le diverse parti della filiera, riteniamo che sia necessario rispondere a una graduale erosione della quota destinata alle etichette. La nostra raccomandazione è che questa quota venga aumentata per facilitare gli investimenti. Crediamo anche che l'investimento sproporzionato del settore indipendente in nuovi talenti debba essere riconosciuto. Nessuna etichetta indipendente dovrebbe ricevere tariffe più basse [rispetto a quelle accordate alle major]”. Tra le altre proposte avanzate da Impala figurano anche il contrasto ai fenomeni di pay per play, la promozione dei repertori locali e delle produzioni in lingua nei vari territori e l’abilitazione - da parte dei DSP - delle ricerche nei cataloghi anche per etichette, esecutori, produttori, compositori, autori ed editori.