Sette anni, e sembra un secolo: il Premio Videoclip Italiano ha fatto passi da gigante raccogliendo sotto la sua bandiera, pezzo per pezzo, un’intera industria (quella del video musicale, appunto) fino a pochi anni fa totalmente priva di riconoscimento professionale e di visibilità pubblica e mediatica. <br> “Ai tempi della prima edizione, nel ’99, il video musicale in Italia era considerato niente più che uno spot per promuovere una canzone” ricorda il direttore artistico della manifestazione, Domenico Liggeri. “Il videoclip, come linguaggio artistico autonomo e a se stante, era completamente snobbato, tanto più le produzioni indipendenti e a basso budget che erano considerate tabù ed escluse da ogni genere di programmazione televisiva. Il premio nacque anche per questo: per dare risalto ad una forma di creatività spesso estremamente innovativa e penalizzata soltanto dalle limitate risorse finanziarie a disposizione. Un secondo obiettivo era quello di evitare che un concorso dedicato ai videoclip finisse confuso o emarginato nelle tante manifestazioni che periodicamente conferiscono riconoscimenti all’industria musicale o cinematografica. A distanza di sette anni il linguaggio video-musicale fa moda, i clip ‘alternativi’ sono diventati di tendenza, le grandi case produttrici di tecnologia offrono prodotti ad hoc per il mercato amatoriale – telecamere digitali, software per il montaggio casalingo eccetera – che oggi permettono davvero di farsi un film in casa. Non è tutto merito nostro, ci mancherebbe. Ma un indicatore del buon lavoro che abbiamo svolto, credo, sta nel proliferare di premi analoghi che oggi continuano a replicare le nostre formule, le nostre idee, persino le nostre sigle: noi ci arroghiamo quanto meno il diritto di primogenitura del Premio Videoclip Italiano”. <br> Per l’edizione 2005, il PVI conserva la distinzione tra video “mainstream” e video indipendenti, ma con novità importanti sul piano della selezione dei candidati e della composizione delle giurie. “Non ci interessa preservare steccati tra il mondo delle major e quello delle indipendenti, anzi” premette il direttore artistico. “Ma resta oggettivamente difficile per un video costato 1000 euro competere con uno che di euro ne è costati 100 mila. D’altro canto la distinzione si basa su criteri oggettivi, e nulla vieta a un artista ‘major’ di partecipare al premio indipendente se il suo video risponde ai necessari requisiti: come accadde qualche anno fa con Bugo, sotto contratto con la Universal ma autore di un video auto-finanziato”. Alla selezione dei video “mainstream” (vedi News) hanno partecipato stavolta anche i rappresentanti dei maggiori quotidiani italiani: “Abbiamo cercato di fare in modo che le ‘cinquine’ selezionate e poi soggette alle votazioni del pubblico (sul sito ufficiale della manifestazione, www.rockol.it/PVI) venissero compilate combinando criteri di qualità artistica e di gradimento da parte dei fan”, dice Liggeri. “Poi, naturalmente, tra i selezionatori c’è chi ha privilegiato il dato artistico e chi le considerazioni di mercato, determinando anche qualche sorpresa: Daniele Luttazzi, che ha fatto un disco di nicchia, si trova a concorrere con Jovanotti, L’Aura è in gara tra le artiste ‘big’ e non tra gli emergenti… Sono comunque convinto che è stato soprattutto il giudizio tecnico, più che il gradimento personale o l’emotività, a orientare le preferenze dei giurati”. <br> Alle giurie professionali tocca invece l’ultima parola nel concorso dedicato ai migliori video indipendenti (premio assoluto più sei categorie “tecniche” di contorno: miglior regìa, fotografia, montaggio, soggetto, miglior producer video e miglior casa discografica impegnata nella produzione di clip a basso budget), sulla base dei materiali che perverranno entro il termine, tassativo e non modificabile, del 15 ottobre all’organizzazione (informazioni, bando di concorso e schede di partecipazione disponibili sempre sul sito www.rockol.it/PVI). “La serietà e la rappresentatività delle giurie era la cosa che ci stava più a cuore e per questo motivo il panel si è molto ampliato, quest’anno, fino a superare i 40 nominativi”, dice Liggeri. “Per la prima volta siamo riusciti a riunire tutti coloro che con i video musicali hanno una frequentazione quotidiana per motivi professionali, i responsabili di tutte le case di produzione specializzate e quelli di tutte le televisioni musicali italiane: terrestri e satellitari, network nazionali ed emittenti locali. In questo modo il premio diventa anche la più grande operazione di scouting mai realizzata in Italia nel campo dell’audiovisivo, con riflessi – ci auguriamo - anche sul fronte occupazionale. I giurati, che sono tutti professionisti del settore, valuteranno i video amatoriali anche nell’ottica del reclutamento di nuovi talenti nel campo delle varie specializzazioni tecniche; partecipare significherà anche far circolare una sorta di curriculum visivo personale. Ricordiamoci che se l’industria del videoclip non è di dimensioni sconfinate, è pur sempre il settore in cui si formano molti futuri professionisti del mondo della pubblicità, del cinema e della televisione”. “Sappiamo tutti”, conclude Liggeri, “che l’industria musicale, di cui questo settore è un indotto, è in profonda crisi: un modo per uscirne è anche quello di ritrovarsi, confrontarsi e cercare soluzioni, sul piano industriale ma anche creativo, e anche questo è uno degli obiettivi del Premio di quest’anno”.