Sono trascorsi tre anni da quando Sonos ha esposto una denuncia nei confronti di Google, accusandolo di aver violato cinque dei suoi brevetti, tra cui quello sulla tecnologia che consente la sincronizzazione degli altoparlanti wireless (nel 2013 le società avevano stretto una partnership); la giuria di San Francisco ha reso noto il proprio verdetto: il colosso americano dovrà risarcire Sonos con una somma dal valore di $32,5 milioni. Nel 2020, anno dell’inizio della disputa, l’azienda statunitense di elettronica con base a Santa Barbara aveva dichiarato: "Google è entrata in questo settore (degli smart speaker, ndr) quasi un decennio dopo di noi. Inizialmente, ha cercato di collaborare, beneficiando delle capacità dei nostri ingegneri, i prodotti e la tecnologia di Sonos". Alla fine del 2011 le due aziende hanno lavorato insieme per integrare il servizio Google Play Music nell'ecosistema Sonos, portando al lancio di Google Play Music sulla piattaforma nel 2014, ma nel 2015 Google ha iniziato a "violare intenzionalmente i brevetti di Sonos", con il conseguente lancio di Chromecast Audio, secondo quanto riportato dalla stessa azienda statunitense di elettronica di consumo con sede a Santa Barbara. In precedenza Sonos aveva vinto la causa presso la Commissione per il commercio internazionale degli Stati Uniti, ottenendo un divieto limitato di importazione di alcuni dispositivi Google e la rimozione di alcune funzioni dalla linea di smart speaker e smart display. In risposta alla decisione, Eddie Lazarus, Chief Legal Officer e Chief Financial Officer di Sonos, ha dichiarato a The Verge: "Siamo profondamente grati per il tempo e la diligenza della giuria nel sostenere la validità dei nostri brevetti e nel riconoscere il valore dell'invenzione di Sonos. Questo verdetto ribadisce che Google è un violatore seriale del nostro portafoglio di brevetti, come ha già stabilito l'International Trade Commission in merito agli altri cinque prodotti. Riteniamo che Google violi più di 200 brevetti Sonos e l'odierna sentenza di risarcimento danni, basata su una parte importante del nostro portafoglio, dimostra l'eccezionale valore della nostra proprietà intellettuale. Il nostro obiettivo rimane quello di far sì che Google ci paghi un'equa ricopensa per le invenzioni Sonos di cui si è appropriato”. Il portavoce di Google Peter Schottenfels ha risposto a The Verge: "Si tratta di una disputa ristretta su alcune caratteristiche molto specifiche che non sono di uso comune. Dei sei brevetti originariamente rivendicati da Sonos, solo uno è stato ritenuto violato, mentre gli altri sono stati respinti come non validi o non violati. Abbiamo sempre sviluppato la tecnologia in modo indipendente e abbiamo fatto concorrenza sul merito delle nostre idee. Stiamo valutando le nostre prossime mosse". La giuria, tuttavia, ha deciso che l'applicazione Home di Google non ha violato un brevetto depositato da Sonos, come riporta The Verge, citando Law360.